Venerdì lannuncio dei risultati dello studio nel Salone dei Cinquecento Domani lOpificio rifarà le analisi sui campioni consegnati da Seracini, che ha sostenuto di non aver lavorato abbastanza per arrivare a un punto definitivo La prossima sarà lultima settima di lavoro per la ricerca della Battaglia di Anghiari nel Salone dei Cinquecento. Maurizio Seracini, il professore di San Diego che dà la caccia allaffresco di Leonardo dietro unopera di Vasari (la battaglia di Scannagallo) non ha ancora presentato i risultati delle sue attività allOpificio delle pietre dure e alla Soprintendenza. Lo dovrebbe fare domani o dopodomani, prima che, venerdì, il sindaco faccia un annuncio sullo stato della ricerca. Renzi già alla fine del 2011 aveva spiegato al consiglio comunale che i risultati erano incoraggianti. Cè fretta di chiudere perché il National Geographic, i cui tecnici ieri erano in Palazzo Vecchio, deve finire le riprese e preparare articoli e documentari. Nei sei buchi praticati in zone dellaffresco del Vasari già lesionate, Seracini avrebbe trovato tracce di uovo, forse una lacca (cioè i resti di alcuni delicatissimi colori vegetali), fori di manganese. Questultimo particolare potrebbe far pensare allutilizzo della tecnica dello spolvero, diversa da quelle usate per fare gli altri affreschi nel salone. Tra laltro viene giudicata più appropriata per preservare uneventuale opera sottostante, quindi potrebbe far pensare che il Vasari avesse voluto salvare un lavoro. Forse di Leonardo? Domani lOpificio rifarà le analisi sui campioni consegnati da Seracini, che fino ad oggi ha sostenuto di non aver lavorato abbastanza per arrivare a risultati definitivi. Tra laltro dopo le grandi polemiche che sono nate sulla sua ricerca, con la lettera di storici dellarte di tutto il mondo che ipotizzavano danni al Vasari e ritenevano più probabile che Leonardo fosse dietro un altro affresco, si è deciso di non fare altri buchi oltre ai sei già praticati fino a quel momento. Seracini ha ripreso a lavorare allinizio del 2012 soltanto in quelle fessure, di cui solo due o tre permettevano allendoscopio di fare manovre utili al prelievo di campioni. (mi.bo.)