Legambiente: "Sarà il cavallo di Troia per lo stadio di Lotito sulla Tiberina" Lo scenario è una bella pineta di nove ettari, dove negli anni Settanta Luigi Comencini girò per la Rai quel suo bel "Noi e i bambini". Sta a Labaro vicino al comprensorio Colli dOro. E potrebbe diventare il cavallo di Troia per far conquistare al patron della Lazio Lotito la casella doro del nuovo stadio biancoceleste in unarea verde, di cui è proprietario, lungo la Tiberina. La storia è lunga. Comincia il 20 settembre del 2006, quando la giunta Veltroni annuncia il risultato del bando n. 2994 per un impianto sportivo comunale nel "Parco del Labaro", proprio in quella pineta che i costruttori del quartiere avevano lasciato libera dal cemento in cambio delle cubature realizzate. E chi ha vinto la gara per costruire il centro sportivo a scapito di più di cento alti pini marittimi da ripiantare poi ai bordi? La S. S. Lazio Volley, una costola della S. S. Lazio, la società quotata in borsa. Il progetto si chiama "Casa Lazio Bob Lovati" (in ricordo del grande portiere), ed è sul sito dello studio di architettura Bruno Gnozzi, che lo ha redatto. Su unarea di 90 mila metri quadrati, ne saranno occupati 50 mila: un palazzetto dello sport da 1.100 posti per il volley, 3 palestrefitness, un edificio con servizi amministrativi comprensivo di funzioni di ristoro, spogliatoi per le attività natatorie, unaltra costruzione con due piscine al piano di copertura, in modo da essere utilizzabili indipendentemente dalle stagioni, e infine parcheggi in unarea esterna. «Tutto questo» afferma Mauro Veronesi responsabile del Territorio di Legambiente Lazio «è battezzato Centro Comunale, pur essendo realizzato da privati, e la durata della la concessione dellarea, che ha avuto inizio nel 2007, è di 45 anni. Linteresse pubblico dovè nelloperazione lanciata dallex giunta e riconfermata da Alemanno?». Ma il sospetto di Legambiente è un altro. Ricordate il progetto di Lotito per costruire il nuovo stadio su gli ettari lungo la Tiberina? Ma non solo uno stadio: una sede per tutta la Polisportiva Lazio, due milioni di metri cubi di cemento, con ristoranti, residenzevillette per circa 700 mila metri cubi, alberghi, campi di calcio e calcetto, campi da rugby, da tennis, hockey su prato, baseball, atletica leggera, volley. Il tutto su circa 600 ettari al chilometro 9,4 della Tiberina, terreni dellAgro Romano vincolati a verde e, per di più, considerati area di esondazione del Tevere. Il piano fino ad ora è stato bocciato, proprio per la colata di cemento che prevedeva. «Adesso però con la costruzione di parte di quelle infrastrutture nel Parco del Labaro» spiega Veronesi «Lotito potrà presentare un nuovo progetto, ridimensionato nelle volumetrie rispetto alla proposta iniziale. E poiché il «motore economico» di tutta loperazione è rappresentato dalle funzioni residenziali, potrà anche ridimensionarle, proprio perché quel «pezzo» sarà collocato al Parco del Labaro. Il quale, a questo punto, assumerà la funzione di «avampostotesta di ponte» dellintera operazione. Già perché il Parco del Labaro si trova nella stessa direttrice, ossia la «direttrice» auspicata da Lotito. Insomma Tiberina, Tiberina, Lotito si avvicina». «Ora stop alla sciagurata cementificazione del parco del Labaro» attacca Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio «Altro che riqualificazione, con limpianto sportivo «Casa Lazio» i cittadini avranno pure la beffa di veder sparire buona parte dellarea verde pubblica. Palazzetto dello sport, palestre, ristoro, altre due piscine come non fossero bastate quelle dei mondiali di nuoto, per di più probabilmente saranno un doppio regalo alla Polisportiva Lazio, visto che toglieranno un po di problemi al mega progetto dello Stadio delle Aquile, che Lotito vorrebbe realizzare poco più in là».