Il presidente Vendola: «Perché vi ostinate a venite a cercare in Adriatico? Il nostro oro sono turismo e paesaggio» Il governo: «Meno divieti» Da 12 a 5 miglia la fascia off limits. Il ministro Clini: «Non è vero» Domani, a Monopoli, quaranta chilometri circa a Sud di Bari, la Puglia scende in piazza contro un modello di sviluppo calato dall'alto, che vuole fare del mare Adriatico un enorme foro appaltato alle società petrolifere. Ma proprio mentre è in atto il massimo sforzo organizzativo, proprio quando è stata depositata una proposta di legge (primo firmatario l'onorevole del Pd, Salvatore Tomaselli) per l'introduzione di una moratoria sulle trivellazioni di petrolio in mare, ecco la doccia fredda: il governo non solo non pensa ad alcuna ipotesi di moratoria, ma anzi nella bozza di decreto sulle liberalizzazioni oggi all'esame del consiglio dei ministri ha inserito norme che ammorbidiscono i vincoli di tutela ambientale e favoriscono una ripresa in grande stile delle ricerche petrolifere. Anche in mare, riducendo da 12 a 5 le miglia marine dalle aree protette entro le quali fino ad oggi è vietato fare attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi. A suonare la sveglia, dopo aver navigato su Internet nottetempo, il capogruppo Pd alla regione, Antonio De-caro, che una volta letti i contenuti della bozza di decreto allerta i vertici del governo regionale. «Concedere per decreto alle lobby del petrolio la gestione del nostro sottosuolo e dei nostri mari come fossero serbatoi dai quali estrarre profitti - dice Decaro - equivale a scegliere consapevolmente di condannare il nostro ambiente al rischio di inquinamento perenne. Nel decreto liberalizzazioni ci sono tre articoli a dir poco inquietanti. Praticamente - rileva Decaro - dopo il nucleare siamo davanti a un nuovo incubo per tutto il Paese, e all'ennesimo schiaffo per la nostra regione al largo delle cui coste la Northern Petroleum sta già ricercando idrocarburi in spregio totale di ogni correttezza istituzionale. A tutti i parlamentari pugliesi, intanto, chiediamo di continuare a vigilare per impedire, ad ogni costo, che il via libera alle trivelle venga sancito per legge». In serata, faccia a faccia su La7, tra il governatore Nichi Vendola e il ministro all'Ambiente, Corrado Clini. Vendola ha lamentato che la ripresa in grande stile della coltivazione di giacimenti petroliferi contrasta in maniera evidente con le politiche disegnate con il protocollo di Kyoto. «Perché - ha detto - continuate a ostinarvi a venire a cercare petrolio nel mare Adriatico. Il nostro oro sono il paesaggio e il turismo». Il ministro si difende: «Non c'è alcuna misura». Anzi, rilancia: «Di fronte a una politica europea orientata alla decarbonizzazione, credo che una verifica sull'utilità, anche sotto il profilo economico, di queste attività vada fatto». Intanto la bozza di decreto è li, con i suoi tre articoli pro trivellazioni. Si attendono dunque lumi oggi da Roma per capire se l'idea del ministro dell'Ambiente sia vincente rispetto a quella del ministro allo Svilippo economico, che invece della misura sarebbe sponsor. Pierfelice Zazzera, parlamentare dell'Italia dei Valori parla di «Vergogna inaccettabile. Un Governo che mette gli interessi delle multinazionali al primo posto è un Governo criminale». Sullo stesso tono Legambiente. «E' vergognoso - dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia -, che, mentre la Costa Concordia spiaggiata rischia di immergersi e inondare l'Arcipelago Toscano di carburante, il Governo Monti voglia svendere il paese ai petrolieri. Domani a Monopoli dobbiamo scendere tutti in piazza per manifestare contro la proposta di liberalizzazione del Governo Monti, contro le piattaforme petrolifere in Adriatico e a favore di un modello di sviluppo più moderno e pulito». Dal Pd, l'onorevole Ermete Realacci avverte: «Cercheremo in tutti modi di fermare questo assurdo provvedimento, che in nome di una visione vecchia e miope dello sviluppo, preferisce abbassare gli standard ambientali del nostro paese, piuttosto che puntare sulle risorse più preziose che può vantare e che rappresentano la vera chiave su cui puntare per uscire dalla crisi».