L'ammiraglio Tiberio Piattelli in sala comando Volontari e imprenditori del Porto dalla stessa parte: «Se le crociere lasciano Venezia, a rischio migliaia di posti». Nel frattempo, Capitaneria e Autorità portuale precisano: «A Venezia nessuna nave fa "l'inchino"» VENEZIA. «Dimezziamo i passaggi delle grandi navi in attesa dei nuovi terminal». Questo, in sintesi, il pensiero del presidente dell'Associazione veneziana albergatori, Vittorio Bonacini sul futuro delle crociere in laguna. «Non ci siamo ancora espressi come categoria, ma lo faremo - precisa Bonacini - Per ora, il tema lo sto seguendo solo da imprenditore e cittadino». Ma poi aggiunge: «L'arrivo di 5-6 grandi navi si traduce per noi in 15-16mila posti letto in meno, ma con il loro allontanamento il sollievo per la categoria sarebbe solo temporaneo. Simili argomenti non possono essere affrontati in modo egoistico, ma pensando anche a chi beneficia del settore, come commercianti ed esercenti». Un invito dunque a guardare oltre gli interessi delle singole categorie, nel nome di un interesse superiore: quello della città e della laguna. «Bando all'emotività - spiega ancora il presidente dell'Ava - perché sciagure come quella del Giglio, qui non sono ipotizzabili. Ma è indubbio che va fatta un'analisi del peso sociale e delle ricadute sulla città del turismo crocieristico. L'auspicio che in tempi brevi si giunga a una mediazione ragionevole, che abbia come primo punto la salvaguardia di Venezia. Senza dimenticare che un allontanamento totale dei giganti del mare, farebbe solo la fortuna di Trieste». Per il presidente dell'Ava, «occorrono dati certi sul volume d'affari legato al traffico crocieristico. E un'analisi delle conseguenze economiche di un'eliminazione totale delle grandi navi in laguna, che mi trova contrario, e delle eventuali compensazioni. Punto di partenza di ogni ragionamento, comunque, è la salvaguardia della città. E a questo proposito, vedrei bene uno studio di idrodinamica sulle conseguenze dei loro passaggi e un approvvigionamento energetico meno inquinante, diverso dai generatori di bordo». Soluzioni? Bonacini propone appunto «l'immediato dimezzamento del traffico da grandi navi, in attesa dei nuovi terminal e delle decisioni ritenute più idonee. Il senso unico? Accettabile, se legato a un ripensamento del numero complessivo. Mentre l'estensione dell'offshore al crocieristico mi lascia perplesso, perché comporterebbe tempi di trasporto dei passeggeri dall'area di sbarco al centro città di almeno un'ora e mezzo». «In ogni caso - sostiene - oltre alla priorità da dare agli aspetti conservativi e ambientali, ribadisco che il tema va affrontato in un'ottica macro-economica, con la fredda analisi dei dati. Pensando ai prossimi 30-50 anni, non al domani o al dopodomani». Più o meno, la stessa posizione espressa da Ciriaco D'Alessio, presidente del Magistrato alle acque, quando l'altro ieri auspicava scelte ponderate e connesse alla gestione dei flussi turistici, per decidere se continuare a investire sulle grandi navi o imboccare una strada diversa. «Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: una politica sui flussi turistici più condivisa e lungimirante. Vantaggiosa per la città, e che sappia guardare oltre il breve termine», conclude Bonacini.
Venezia. Via le grandi navi? Saltano migliaia di posti
L'ammiraglio Tiberio Piattelli ha espresso preoccupazioni sul futuro delle crociere in laguna, affermando che l'arrivo di 5-6 grandi navi potrebbe ridurre i posti letto in meno di 15-16mila. Il presidente dell'Associazione veneziana albergatori, Vittorio Bonacini, ha ribattuto che il tema deve essere affrontato in un'ottica macro-economica, considerando i dati e le conseguenze a lungo termine. Bonacini propone l'immediato dimezzamento del traffico da grandi navi e l'approvvigionamento energetico meno inquinante. Ha anche sottolineato l'importanza della salvaguardia della città e della laguna.
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