Il commissario contro la Soprintendenza. Due diversi restauri. E' polemica sul monumento di Nerone Nel mondo dei nostri beni culturali succede anche questo. Il restauro della Domus Aurea sul colle Oppio, auspicato da anni, è riuscito a suscitare un vespaio di polemiche e a dividere - anche in senso materiale - archeologi, architetti e tecnici. Così, nel settore orientale (aperto alle visite fino al pericolo crolli) il commissario Luciano Marchetti, nominato dal Consiglio dei ministri nel 2006 per la messa in sicurezza del sito, porta avanti un suo progetto per il risanamento; nel settore occidentale, la Soprintendenza speciale procede per i medesimi fini con un altro piano di lavoro. Intendiamoci, su mali, causa e rimedi sono tutti d'accordo. Lesioni, incrostazioni calcaree, distacchi di materiali, alterazione di intonaci e affreschi, sono dovuti soprattutto alle tonnellate di terra che sovrastano la Domus e sono necessari sia i restauri interni, sia l'isolamento dal prato che fa filtrare la pioggia, con le radici degli alberi quasi dentro le sale. Il nodo del contendere riguarda invece la protezione del complesso: prevede la rimozione e la sistemazione del manto erboso. Si tratta di metodologie e soluzioni che nei mesi scorsi sono state vagliate dai Comitati tecnico-scientifici. Ne è scaturita la raccomandazione di procedere a verifiche sismiche e micro-climatiche, prima di effettuare qualunque sperimentazione per piccole sezioni. Il commissario Marchetti, intenzionato a stringere i tempi, aveva inviato alla Soprintendenza una planimetria per avviare lo scavo del terreno su una vasta area, ricevendo il 15 novembre una nota sfavorevole. Quando si è appreso che il cantiere stava per essere comunque aperto ne è stata chiesta la sospensione e, in un balletto di annunci, smentite, costi, si è arrivati alla fine di dicembre. Ma a che punto sono i lavori iniziati da anni? E quali sono, in particolare, i progetti in questione? Cominciamo dall'ala ovest, dove è impegnata direttamente la Soprintendenza: è la zona mai aperta al pubblico, della quale l'Espresso" può mostrare immagini esclusive. «Con le risorse ordinarie, un milione e 300 mila curo in due anni. spiega Fedora Filippi, l'archeologa responsabile della Domus Aurea, «abbiamo portato a termine la messa in sicurezza della Sala delle Civette e l'apparato decorativo nel cortile pentagonale, realizzando per la prima volta - un monitoraggio per l'illuminazione idonea delle sale. Il punto più delicato è rappresentato dalle volte crollate, che abbiamo iniziato a risanare, e così le importanti decorazioni del piccolo Criptoportico. Tutti i lavori si avvalgono dei risultati di un cantiere-pilota realizzato con l'Iscr (Istituto superiore per la conservazione e il restauro), dove vengono testati i materiali e le metodologie più corrette da applicare agli ambienti sotterranei caratterizzati da un'alta percentuale di umidità». La protezione superiore è invece affidata a un "pacchetto tecnologico" di isolamento (40 centimetri), che sta sperimentando il fisico Sandro Massa. E' costituito da strati di materiali che dovranno garantire l'intercettazione e lo smaltimento delle acque piovane senza ostacolare la traspirazione. Dopo l'alleggerimento del masso terroso, il "pacchetto" poggerà sulla terrazza delle Terme di Traiano, che sormonta le volte della Domus: l'obiettivo della Soprintendenza speciale, in accordo con quella comunale, è di ripristinare l'area del giardino antico, seguendo l'andamento originario con le sue canalizzazioni e pendenze. «Ci troviamo di fronte a un paesaggio urbano storicizzato», ribadisce la soprintendente uscente Anna Maria Moretti, «ed è necessario rispettare le realtà archeologiche esistenti. Però, al di là di ogni discussione sull'aspetto esterno, degno di attenzione, il problema prioritario è il consolidamento statico-strutturale, preceduto da quello di intonaci e stucchi: se non sono assicurati, non si può mettere mano ad altro». Spostandoci nella parte orientale, è Luciano Marchetti a illustrare i suoi interventi, passati e futuri. «Con la consulenza dei tecnici, sempre dell'Iscr», racconta, «il settore previsto dalla sperimentazione è in gran parte bonificato. Da un anno mi sono avvalso dello Studio Croci Associati per uno screening accurato delle murature e il risultato che desta maggiore preoccupazione è la consistenza delle volte: in alcuni casi sono crollate o ridotte di volume, con perdite delle sagome delle antiche curvature». La sua proposta per la copertura, che porta anche la firma di Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, prevede tre fasi. Prima si elimina tutta la terra, arrivando così alla parte superiore delle volte; poi, si installa un'intercapedine poggiata su uno strato di teflon anti-attrito, che si deciderà in seguito se rendere percorribile; infine, un prato di circa 60 centimetri andrà a ricoprire la struttura reticolare. Il commissario si mostra sicuro del fatto suo: la planimetria del sito resterebbe inalterata, ha ridotto la zona da testare accanto alla Sala Ottagona e ha richiesto alla Soprintendenza un tecnico supervisore. Ma anche se il professor Giorgio Croci assicura che i materiali sono leggeri e che non è previsto cemento armato, si tratta pur sempre dell'impianto di ben 39 pilastri in acciaio a forma di croce con un ancoraggio alle murature perimetrali per mezzo metro di profondità. Fino a che punto possiamo essere sicuri che la Domus, in stato già precario, non subisca danni? Sono stati questi dubbi ad alimentare le polemiche recenti: ritenendo invasivo e rischioso il piano del commissario, si sono avvicendati proteste dei residenti, interpellanze parlamentari e un esposto alla Procura della Repubblica da parte di consiglieri bipartisan del Primo Municipio. Nel frattempo i progetti sono arrivati sul tavolo di Luigi Malnati, direttore generale per i Beni archeologici. Che chiarisce: «Saranno i risultati delle sperimentazioni a decidere la migliore proposta. Appena saranno pronti, spero a breve, saranno sottoposti allo scrutinio dei Comitati congiunti». Sebbene sia necessario l'assenso della Soprintendenza per qualunque intervento, Malnati auspica una stretta collaborazione tra il commissario e l'istituzione statale, perché le rispettive competenze sono complementari: «Devono tutti prendere parte alle analisi e ai test chimico-fisici in corso, compreso l'Iscr. Alla fine, la priorità sarà data alle soluzioni che presenteranno il minor impatto al monumento archeologico». E i costi? La sistemazione del giardino (l'area è di 16 mila metri quadri), nel programma della Soprintendenza, prevede mille euro al metro, mentre ne occorrono circa 15 milioni in quello del commissario - che riguarda però solo la zona di terreno alta più di due metri. Se invece si deve quantificare il restauro complessivo, la previsione, per entrambe le parti, sfiora i 60 milioni. Troppo? Dipende dal valore che lo Stato attribuisce al nostro patrimonio culturale. In questo caso, siamo di fronte al palazzo imperiale romano meglio conservato (e solo una parte della residenza di Nerone), con la Sala Ottagona che è un capolavoro di ingegneria e un apparato pittorico eccezionale rispetto alle scarse documentazioni di Roma antica. Una volta aperto al pubblico, saprà ricompensare ampiamente l'impegno profuso per la sua salvezza.