Forum al Mattino con Fabrizio Vona da alcuni mesi nuovo sovrintendente al Polo Museale di Napoli (Capodimonte, la Certosa di S. Martino, Sant'Elmo, Villa Pignatelli, il museo Duca di Martina e la Certosa di Capri). A lui toccano le sfide culturali che la città dovrà affrontare: dal Forum alle innovazioni museali. "La mia gestione sarà soprattutto all'insegna del risanamento dei conti, ha confermato Vona. La proposta: «Ci si può autofinanziare se fittiamo alcune sale di Capodimonte e di villa Pignatelli a prezzi ragionevoli per nozze e meeting». L'evento. Una grande mostra da Capodimonte a Castelnuovo sulla città antica I conti. Incassi scarsi, aprirò gli appartamenti reali e li cederò in affitto a prezzi più accessibili Fabrizio Vona è da alcuni mesi il nuovo sovrintendente al Polo Museale di Napoli. Sarà lui ad affrontare una serie di sfide culturali che la città dovrà affrontare. Il Mattino l'ha invitato a parlare per i suoi lettori. IL MATTINO: Entriamo subito nel merito. Qual è la mission si è data? VONA: «La mia gestione sarà innanzitutto all'insegna del risanamento dei conti. È un problema davvero complicato perché è cambiata la legge del riequilibro tra le sei sovrintendenze speciali (tra cui c'è Napoli), le quali si aiutano scambievolmente per l'indisponibilità dei fondi di Firenze. È una regola del mio ministero che devo accettare. Ma se i musei di Napoli avessero la fruibilità e quindi gli accessi che meritano, penso che alla fine, magari non arriverebbero ai livelli degli Uffizi, ma certamente potrebbero avere un introito migliore di quello che attualmente hanno. Perché la verità è che a Napoli non ci sono opere più scadenti di Firenze, ma anzi ancora più belle e rare. Vanno valorizzate, perché il problema è di portare a reddito quello che effettivamente vale». Quanto incassano con i biglietti i musei napoletani? «L'anno scorso il nostro Polo museale che comprende Capodimonte, la Certosa di San Martino, Sant'Elmo, Villa Pignatelli, il museo Duca di Martina e la Certosa di Capri, ha incassato 900mila euro, sommando i biglietti e una serie di altre cose. È un problema di attrattività di Napoli per i turisti. In questo momento siamo penalizzati. Ne ho parlato con tutti: de Magistris, Cesaro, Caldoro, la Camera di Commercio, il cardinale». Quanti sono i visitatori? «L'anno scorso ne abbiamo avuto 190mila a Capodimonte. Ma calcolate che di questi 190mila visitatori i paganti sono il cinquanta per cento. Perché fino a 18 anni non si paga, oltre i 65 anni non paga». La sua mission è, quindi, fare in modo che Napoli, quindi la Campania, si possano autofinanziare con i propri introiti. «Questo è l'obiettivo al quale punto. Non ci sono solo i biglietti, però. Ci si può autofinanziare con la concessione degli spazi, per esempio. Noi abbiamo degli spazi meravigliosi ma finora la politica è stata abbastanza scoraggiante. Allora abbiamo sale elegantissime di Capodimonte, come la Sala della Culla, la Sala del Ballo che vengono date in concessione a costi altissimi: circa 35mila euro per una serata. Con questa cifra l'affittiamo al massimo tre volte all'anno. Abbassiamo notevolmente il prezzo facciamo in modo che si possa affittare tutto compreso a dieci-quindicimila euro. Così l'affittiamo venti volte invece che tre. Stiamo facendo una revisione generale degli spazi che abbiamo in concessione. Non c'è solo Capodimonte. Villa Pignatelli è molto richiesta. Per non parlare della Certosa di Capri, l'unico luogo veramente grande dell'isola che pub diventare una macchina per far soldi. Ci vuole un cambio di mentalità, non si può restare fermi alla tutela. Occorre essere più svegli, più possibilisti, senza puzza al naso». Quindi c'è da pensare un nuovo marketing? «Certo, mi piacerebbe anche l'idea di fare il matrimonio nelle chiese dei nostri musei. Abbiamo dei luoghi meravigliosi dai quali teniamo lontano il popolo. Bisogna, invece, democratizzare la fruizione dell'arte». Il matrimonio e la festa sono la maniera per democratizzare? «Ma non ci trovo niente di male». È la maniera per democratizzare o è semplicemente una banale maniera per far soldi? «E' una banale maniera per far soldi. Noi abbiamo un problema di soldi. L'anno scorso sono state tagliate le manutenzioni e avremo problemi enormi. Per fare un esempio: da due mesi la caldaia di Villa Pignatelli è rotta, non abbiamo i soldi per comprarne una nuova, perché è una caldaia dei primi anni Novanta. Allora, perché noi non possono venire gli sposi a fare le fotografie sugli spalti di Sant'Elmo, pagando 300-4400 euro? Cosa mi toglie? Mi svilisce culturalmente? Ma non credo proprio. Non è una decisione già presa. E un'ipotesi seria sulla quale lavoriamo». Che cosa realizzerete per il Forum delle Culture? «Vogliamo fare una mostra sulla nascita di "Napoli Capitale", quindi sul periodo angioino e aragonese. Una mostra che indaghi quel periodo meraviglioso e che dovrebbe restituire il profumo di quello che era Napoli in un periodo storico, tra Duecento e Quattrocento, fondamentale per l'Europa e il Mediterraneo. Sarà una mostra di oggetti. Abbiamo proposto al Forum una manifestazione incentrata su Capodimonte e Castel Nuovo. Però l'ambizione è anche quella di coinvolgere tutti quegli edifici trecenteschi e quattrocenteschi della città». Oltre il Forum, quali sono le iniziative più immediate? «Intanto bisogna portare avanti molte cose che sono cominciate e si sono interrotte. Per esempio, a Villa Pignatelli, c'è da molto tempo il progetto della Casa della Fotografia. Si è incagliato, ma gli ostacoli vanno rimossi». Che idea si è fatto del Madre? «E' un luogo veramente straordinario, un museo bellissimo. Credo che se Napoli perdesse il Madre sarebbe davvero una iattura. E uno dei più bei musei di arte contemporanea che ho visto. Ha opere di una rarità assoluta. E le scelte che sono state fatte, secondo me, sono di altissima qualità». La sua sovrintendenza si occupa in parte anche del centro storico che ha bisogni di interventi radicali e quotidiani. «Per il centro storico c'è da fare moltissimo e bisogna sbrogliare delle situazioni molto intrigate. Prendiamo la Scorziata che è andata a fuoco. Aveva avuto un finanziamento con la legge 219 dell'81, poi c'era stato un ricorso perché gli enti morali non potevano avere accesso a questi fondi e quei fondi erano tornati indietro. Poi c'era stato un altro finanziamento, ancora blocchi, controblocchi, poi lo stop definitivo. Spero che questo incendio sia l'inizio del riscatto, l'occasione per metterci le mani veramente, perché poi le cose nascono sempre da un'emergenza». Le altre emergenze, poi, al di là di quelle incendiarie. «Ne abbiamo e ne abbiamo avuto tantissime. Esistono tante piccolissime chiese chiuse da tempo immemorabile. Ebbene, con un lavoro veramente straordinario fatto in questi ultimi anni, sono state censite e di esse sappiamo tutto: sono poco meno di 900. Abbiamo realizzato un enorme database dove sono indicati dai proprietari al numero di telefono della persona che se ne occupa, quindi la possibilità di accedere. Ne ho parlato a cardinale Sepe e contiamo di sottrarle al degrado e per 108 già c'è un progetto. Alcune sono ridotte davvero male. Penso a quella dei Santi Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi. Ogni volta che ci passo davanti mi piange il cuore». A che tipo dl uso pensate? «Usi compatibili con la loro natura e storia, ma senza pregiudizi. Perché un edificio sacro in abbandono è preda di saccheggi. Bisogna essere possibilisti da tutti i punti di vista». Prima del Forum, c'è la Coppa America. Farete in tempo a realizzare qualche iniziativa? «La Coppa America mi pare che è piombata sulla testa di Napoli e non se ne è accorto nessuno che sta arrivando. O è già arrivata? È arrivata e non ce ne siamo accorti. Qualunque cosa c'era da programmare andava programmata prima del mio arrivo. Finora, nessuno mi ha chiesto niente». Cos'altro bolle in pentola? «Be', apriamo uno degli appartamenti ottocenteschi di Capodimonte. È una sorta di ammezzato, ma monumentale, dove nel periodo borbonico c'erano degli uffici. Sono circa 15 sale molto belle, tutte panoramiche sul parco. Lo riallestiremo come erano allora, con gli arredi d'epoca. Abbiamo ritrovato tutto un set di mobili Biedermeier. Una meraviglia, perché io stesso non sapevo che qui era stato realizzato una sorta Biedermeier locale. Sono opere bellissime». Per quando sarà pronto? «Forse già a marzo». In tempo per la Coppa America? «Sarebbe un'idea. Vediamo». Torniamo al centro storico. Che cosa servirebbe subito, per cominciare? «Dobbiamo essere riammessi ai finanziamenti, con fondi da spendere solo per il restauro del centro storico. Sono anni che non facciamo più un restauro nel centro storico a spese nostre. Tutti i restauri che sono stati fatti recentemente erano sempre o fondi della Curia o fondi del Comune, anche se li abbiamo gestiti direttamente noi. Ma non erano soldi ministeriali. Napoli paga il prezzo di un centro storico vastissimo. «Anche quello di Roma è vastissimo, pure quello di Venezia è vastissimo. Ma sono città in cui, in passato, è stato restaurato pressoché tutto. A Napoli molte cose vanno ancora fatte. È questo il grande problema». Al Forum hanno partecipato il direttore Virman Cusenza, Titta Fiore, Paolo Russo, Pietro Treccagnoli e Paolo Barbuto
Il Mattino
20 Gennaio 2012
✓ Entità verificate
Napoli. Forum con il sovrintendente. Vona nozze e meeting nei musei per fare cassa
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Bene culturale
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