Appena restaurata con quattro milioni di euro, Casa Paganini rischia di rimanere immediatamente orfana. Mancano i nuovi fondi per la programmazione e il Carlo Felice, che era stato chiamato dalla Regione a gestire la struttura, ha preferito defilarsi: «Casa Paganini e Teatro sono due realtà troppo differenti e il piano per il nuovo sito appare economicamente insostenibile». Ieri si è allora mosso il vicepresidente della Regione Gianni Plinio (che aveva stanziato 2,5 milioni di euro trovandone poi un altro milione e mezzo al ministero dei Beni culturali). Plinio lancia un appello a tutta la città, a tutte le istituzioni e agli enti, pubblici e privati. «Penso a una grande cordata genovese per salvare Casa Paganini. Per la storia che ha rappresentato questo straordinario artista e per il valore che un luogo per la musica e lo studio può portare alla comunità. Chiamo gli enti locali e le grandi imprese, venite a sedervi al nostro tavolo, lanciamo insieme una cordata virtuosa». Le parole di Plinio non cadono inascoltate. Ma Comune e Provincia si tolgono qualche sassolino dalle scarpe. In primo luogo denunciano: soltanto ora la Regione si fa viva, prima pensava di fare tutto da sola. E poi: la carenza di fondi è anche imputabile alla stessa giunta regionale. L'assessore comunale alla Cultura Luca Borzani non si nasconde: «II tema di una grande sinergia non ci può che trovare favorevoli. Noi abbiamo lanciato quel Patto per la cultura in cui ritrovarci insieme a tutte le istituzioni per stabilire le priorità dei finanziamenti e delle programmazioni. È il momento di dare corpo a questa iniziativa. Nel dettaglio, su Casa Paganini c'è stata anche una carenza a monte: ritengo infatti che prima di avviare un'opera di recupero di spazi importanti gli enti debbano decidere programmazione e gestione dello stesso luogo. Sennò le strutture rischiano di implodere, come rischia di accadere oggi». Toni simili dal presidente della Provincia Alessandro Repetto: «Fino a oggi nessuno ci aveva mai coinvolto in questa avventura. La Regione pensava di fare da sola. Se oggi però si chiede ai genovesi dì scendere in campo, ecco che la Provincia è pronta. Casa Paganini va salvaguardata. Un tavolo comune, quindi, è decisamente auspicabile». Alla cordata, almeno in veste di "consulente", prenderà parte anche la Camera di commercio, come ha detto il presidente Paolo Odone: «Sembra strano parlare di rischio naufragio per una nave appena varata. In ogni caso la Camera di commercio è attaccatissima ai personaggi che hanno fatto la storia di questa città e si adopererà. Certo è che i fondi a disposizione sono sempre meno, la carenza di stanziamenti si comincia a sentire pesantemente». Plinio accoglie l'aiuto. E difènde l'operato della Regione: «La festa inaugurale e il primo spettacolo di Casa Paganini, a dicembre, sono stati salutati da centinaia di genovesi festanti. È la dimostrazione che il progetto funziona. Ora dobbiamo insieme mettere in moto una serie di risorse e individuare un soggetto gestore capace», Borzani rilancia. «Proprio perché i fondi sono pochi e perché i tagli decisi dal governo colpiscono gli enti locali, ogni occasione per la cultura deve essere gestita al meglio. Il Patto di cui parlo si muove in questa direzione. Serve una forte integrazione, non contingente su questo caso specifico ma su ogni possibilità di recupero e rilancio. In questo senso accolgo la proposta della Regione. Lo schema è facile: nata l'idea ci sediamo allo stesso tavolo, concertiamo priorità e livello degli interventi, realizziamo un piano di gestione dettagliato, troviamo i fondi, partiamo». Ma se i fondi non si trovano? «L'unità delle istituzioni chiude il discorso Plinio può spesso fare miracoli. Noi, intanto, abbiamo allertato il governo».
Cordata per salvare Casa Paganini
La Casa Paganini, un teatro e centro di musica restaurato con 4 milioni di euro, rischia di rimanere orfana a causa della mancanza di fondi per la programmazione. Il vicepresidente della Regione Gianni Plinio ha lanciato un appello a tutta la città e alle istituzioni per trovare una cordata genovese per salvare il luogo. La Regione e il Comune di Genova hanno inizialmente rifiutato di coinvolgersi, ma Plinio ha convinto alcuni enti locali e imprese a unirsi alla causa. La Provincia di Genova e la Camera di commercio hanno anche espresso il loro sostegno.
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