Ogni anno spese ingenti per la manutenzione Nel mirino anche l'Autorità portuale 3 milioni di euro: è la spesa necessaria per il nuovo canale dove far passare le navi 5 sono gli anni di attesa per veder realizzato il terminal alla banchina di Pellestrina: prima deve finire il Mose VENEZIA Ora, dopo il disastro della Costa Concordia all'Isola del Giglio, l'accelerazione sul tema delle grandi navi in laguna e in tutte le altre aree sensibili d'Italia è stata vertiginosa. Ma già da alcuni mesi, nel più stretto riserbo, sull'argomento aveva puntato lo sguardo il procuratore regionale della Corte dei Conti Carmine Scarano. Il magistrato contabile ha infatti aperto un fascicolo sui danni delle grandi navi alla città. L'indagine è nata da un esposto arrivato sulla scrivania di Scarano, che ipotizzava un danno erariale causato non solo dalle compagnie i cui «bestioni» solcano quotidianamente le tranquille acque della laguna, ma anche dall'Autorità portuale, che ha permesso in questi anni il passaggio di navi da crociera sempre più mastodontiche e che solo dopo essere stata stretta nella morsa del sindaco Giorgio Orsoni da un lato e del neoministro all'Ambiente Corrado Clini dall'altro ha cominciato ad accelerare fino alle soluzioni diverse che sono oggi sul tavolo. Scarano ha preso sul serio la denuncia e ha avviato l'indagine. Ha iniziato a raccogliere tutta la documentazione sull'argomento e ha anche già preso dei contatti con un esperto del settore, con l'intenzione di affidargli una consulenza tecnica sulla quantificazione dei danni. Nel mirino ci sarebbero i milioni di metri cubi di acqua che ogni giorno vengono spostati al passaggio di una nave da crociera, nonostante la ridottissima velocità con cui si muovono in laguna, e che poi si abbattono sotto forma di onda sulle rive e sulle fondamenta della città. Proprio il problema del moto ondoso è da sempre uno degli argomenti più «caldi» degli oppositori alle navi, insieme a quello dell'inquinamento ambientale: il rischio di incidenti tipo quello sugli scogli del Giglio era sempre rimasto sullo sfondo, anche perché come hanno spiegato gli esperti a Venezia l'«inchino» non è possibile, visto che i percorsi sono ben delineati. E i danni conseguenti sono poi un duro colpo alle casse pubbliche, visti i continui interventi per la riparazione e la manutenzione, tanto più in tempi in cui i finanziamenti di legge speciale sono di fatto spariti. E' proprio qui che Scarano vuole fare chiarezza, a prescindere dal fatto che nel 2013 ci sia il nuovo canale o nel 2017 il terminal sulla piattaforma del Mose.