Turismo. Mai più a San Marco. Intanto la Corte dei Conti apre un fascicolo per danno erariale VENEZIA Grandi navi fuori dal Bacino di San Marco, intesa tra il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa e il ministro dell'Ambiente Corrado Clini. Che dice: «I percorsi alternativi proposti sono una soluzione che condivido». Intanto la Corte dei Conti apre un fascicolo sull'Autorità portuale per i danni (erariali) provocati dai giganti del mare. Il ministro dell'Ambiente accoglie le proposte dell'Autorità portuale per il collegamento da Malamocco alla Marittima e per l'uso delle strutture del Mose Prima il canale, poi nuovo terminal San Marco «liberata» dalle crociere L'ipotesi di Pellestrina prevede anche il tunnel per il collegamento con il Lido. Orsoni: nessun problema per il porto e per l'indotto VENEZIA Ora c'è anche l'ufficialità epistolare, scritta nero su bianco. Da un lato una lettera di quattro pagine firmata dal presidente dell'Autorità portuale di Venezia Paolo Costa, dall'altro la risposta, più breve ma non meno incisiva del ministro dell'Ambiente Corrado Clini: «I percorsi alternativi proposti rappresentano una soluzione che condivido», scrive il ministro veneziano. Insomma, c'è un modo per non vedere più i «giganti del mare» a poche decine di metri da Piazza San Marco e addirittura a pochi metri dalla Basilica della Salute. Anzi, ce ne sono due. Come già anticipato nei giorni scorsi dal Corriere del Veneto, Costa tre giorni fa ha messo sul piatto sia un nuovo canale che si «sgancerebbe» da quello dei Petroli all'altezza di Fusina per virare dritto verso la stazione marittima del Tronchetto, sia l'utilizzo della piattaforma su cui si stanno costruendo i cassoni del Mose alla bocca di Malamocco. La prima ipotesi potrebbe essere completata già entro il 2013 con lo scavo del nuovo canale, che seguirebbe il tracciato di quello chiamato «Contorta-Sant'Angelo»: una soluzione che non costerebbe troppo (circa 30 milioni), la cui realizzazione sarebbe rapida (bisogna scavare fino a 10 metri di profondità) e che non avrebbe il problema dei fanghi, visto che sarebbero utilizzati per tombare il canale Vittorio Emanuele. La realizzazione sarebbe affidata al commissario per l'escavo dei canali Roberto Casarin, che si può avvalere delle procedure accelerate. Questo canale potrebbe essere utilizzato sia in una sola direzione quel «senso unico» più volte proposto per salvare almeno un passaggio a San Marco o più probabilmente come accesso sia in entrata che in uscita. La seconda ipotesi, che potrebbe essere pronta per 2017 visto che fino al 2014 ci saranno i cantieri delle dighe mobili, riguarda invece la grande area di cantiere costruita sull'acqua davanti a Santa Maria del Mare, un rettangolo di 450 metri per 250 di sabbia e sassi. «Si può ipotizzare di costruire un porto capace di accogliere cinque navi da crociera», continua Costa. Le spese di questa seconda ipotesi non sono ancora state stimate, ma di certo c'è che si recupererebbero i soldi della demolizione della piattaforma, circa 20 milioni. «I soldi? - chiosa il presidente del Porto - Non sono un problema: è finito il tempo della Stato che paga tutto, ma si possono coinvolgere le compagnie, ci vuole un po' di fantasia». «Il ministero è a disposizione a collaborare nella fase progettuale ed a facilitare, nell'ambito delle nostre competenze, la realizzazione del progetto stesso», è la risposta positiva di Clini, destinatario della missiva di Costa insieme ai colleghi Corrado Passera e Mario Ciaccia, rispettivamente ministro e viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. La lettera era indirizzata anche al governatore del Veneto Luca Zaia e al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. «La proposta di Costa può essere la classica quadratura del cerchio», dice Zaia, rivendicando di aver espresso la sua contrarietà alle grandi navi in laguna «molto prima della tragedia della Costa Concordia». «Ritengo molto positivo che siano state prese delle decisioni in tempi molto brevi - aggiunge Orsoni - sono convinto che l'attività portuale non dovrebbe risentire molto di questo cambiamento, anche l'indotto non dovrebbe soffrirne». Costa continua infatti a dire che non sono certo 500 mila crocieristi in più in città a fare la differenza a fronte di venti milioni complessivi. Il vero impatto economico sono le forniture e le manutenzioni. E qui sorge il vero problema di questa proposta: come portare a Pellestrina non solo i crocieristi, ma anche i falegnami o gli elettricisti e tonnellate di provviste, che poi verrebbero stoccate in enormi magazzini in loco? «Il Comune di Venezia sta studiando di realizzare un tunnel stradale che sottopasserebbe la bocca di porto di Malamocco», scrive il presidente del Porto. In questo caso si passerebbe dal Lido e l'idea del sottopasso, che ciclicamente viene bocciata per i costi, avrebbe una nuova dignità dal punto di vista economico. Costa però non nasconde un suo vecchio pallino: «L'ideale sarebbe far arrivare fino a lì la sublagunare, sarebbe assurdo avere uno sciame di motoscafi in laguna». «Mi pare una bella idea», commenta al volo il sindaco, che però poi si corregge subito, vista la divisione in città sul punto: «Vedremo». Dalla deviazione dovrebbero salvarsi invece le navi a basso tonnellaggio: «Una Venezia senza più navi - conclude Costa - sarebbe un suicidio culturale». Le reazioni: Legambiente e Cgil promuovono le proposte Il Comitato «L'alternativa sposta i rischi in laguna» VENEZIA - Le prime reazioni alle ipotesi dell'Autorità portuale vedono dividersi gli ambientalisti. Legambiente plaude all'intesa. «Con il progetto avviato oggi sarà possibile liberare il prezioso e fragile bacino dal passaggio delle grandi navi e quindi dal rischio di versamento di idrocarburi in laguna», dice. Ma il Comitato Grandi navi non è affatto soddisfatto. «La regolamentazione delle rotte riguarda i siti sensibili, evidentemente il ministro Clini non considera la laguna un sito sensibile - dice Silvio Testa portavoce del Comitato non ci basta la fine dei passaggi a San Marco, perchè ciò non può avvenire a discapito della laguna e aggiungendovi lo scavo di un enorme canale. Le navi vanno estromesse dalla laguna». II Comitato dice no anche alla banchina a Pellestrina, perchè sempre di un'isola della laguna si tratta. Plauso invece dalla Filt Cgil: «Soluzione equilibrata che rispetta la fragile struttura della città». La scheda Il problema Da anni, politici locali e ambientalisti sostengono che il passaggio delle grandi navi rappresenta un grave rischio per la salvaguardia di Venezia, per il dissesto morfologico della laguna e i danni alle rive La svolta La risoluzione del problema ha subito un'accelerazione improvvisa dopo il disastro della nave da crociera Costa Concordia, rovesciatasi al Giglio comportando il rischio di un inquinamento ambientale senza precedenti La prima soluzione Per liberare Piazza San Marco dai «giganti del mare» che passano a poche decine di metri si ipotizza un nuovo canale che, all'altezza di Fusina, si «sgancerebbe» da quello dei Petroli per andare dritto verso la stazione marittima del Tronchetto. Potrebbe essere completato già entro il 2013 e costerebbe 30 milioni di euro. Il canale potrebbe essere utilizzato in una sola direzione (che salverebbe almeno un passaggio davanti a San Marco) o più probabilmente come accesso sia in entrata che in uscita. La seconda ipotesi Sarebbe attuabile nel 2017 e coinvolge la grande area costruita sull'acqua davanti a Santa Maria del Mare: un rettangolo di 450 metri per 250 di sabbia e sassi. L'ipotesi prevede di costruire un terminal capace di accogliere cinque navi da crociera