Scontro sul salvataggio del Madre Le altre istituzioni riconosciute a secco «A noi ridicoli spiccioli, 300 posti a rischio» 860 Sono 750 le biblioteche e 110 le strutture museali riconosciute con decreto regionale 175 Sono le migliaia di euro destinategli dal bilancio regionale per la gestione ordinaria e progetti 2012 NAPOLI Centodieci musei di interesse regionale e ben 750 biblioteche in Campania, da Capri a Villa Literno, chiuderanno i battenti in segno di protesta il prossimo 21 febbraio. Il motivo? L'esiguità delle risorse destinate al settore, sia per la gestione ordinaria (in tutto 175 mila euro) che per i progetti di investimento. Lo ha reso noto il Coordinamento campano dei musei e delle biblioteche di interesse regionale, riunitosi ieri nella sede napoletana della Fondazione Gian Battista Vico presso la Chiesa di San Gennaro all'Olmo, dopo aver analizzato con attenzione il bilancio previsionale della Regione Campania per l'esercizio 2012 in riferimento al capitolo inerente le strutture museali e le biblioteche. «E' giusto salvare il museo Madre di Napoli, ma non a discapito di tutte le biblioteche e musei della Campania che da decenni, forse anche da secoli, danno il loro contributo alla cultura regionale e nazionale. Al momento ci è impossibile garantire l'ordinaria apertura e la fruibilità di visita di un immenso e diffuso patrimonio culturale, con inevitabili conseguenze sia per la sua conservazione che la pubblica utilità». Così la pensa Vincenzo Pepe, vulcanico presidente della Fondazione Vico con sede a Vatolla, nel Salernitano e, per l'appunto, a Napoli. «Ci sono almeno 300 dipendenti tra biblioteche e musei in tutta la Campania che potrebbero rischiare il posto di lavoro - prosegue Pepe - anche perché con i pochissimi fondi che arrivano dalla Regione a stento si riescono a pagare le spese di acqua e luce. Una problematica, dunque, che non riguarda soltanto i 30 o 40 dipendenti del Madre. Sono anni che il museo d'arte contemporanea di Donnaregina è al centro di polemiche per i suoi sprechi. Adesso il salvataggio di tale museo, che non si è distinto per il suo virtuosismo, non può avvenire a discapito di tutti gli altri soggetti culturali campani». Tra i musei che chiuderanno i battenti ce ne sono alcuni davvero importanti, da tutti quelli diocesani al Nitsch, passando per biblioteche storiche come quella di Storia Patria, di Santa Maria la Nova e quella di San Lorenzo Maggiore. «Abbiamo chiesto - ha detto ancora Pepe - un incontro al presidente della regione Campania Stefano Caldoro e all'assessore alla promozione culturale e ai musei e biblioteche Caterina Miraglia. In caso di risposta negativa siamo disposti per protesta a occupare la stanza della stessa Miraglia». Per fortuna, 1' incontro ci sarà e avverrà giovedì prossimo con l'assessore regionale alla Cultura, mentre martedì il coordinamento sarà ricevuto dal presidente della commissione Bilancio Massimo Grimaldi. «Faremo sentire la nostra voce anche il 22 febbraio - annuncia Pepe - nel corso della convention regionale su musei e biblioteche. Intanto abbiamo proclamato lo stato di agitazione».