I due eventi dovrebbero puntare a risultati strutturali e non solo effimeri. Meglio un restauro di una mostra Assurdo che il soprintendente Vona sostenga il progetto di una «mostra di oggetti» sulla Napoli angioina La domanda, elementare e brutale, è ormai ineludibile: il Forum delle Culture e l'America's Cup sono ancora delle occasioni per Napoli, o si sono già trasformate in ulteriori, grossi problemi che rischiano di lasciare la città immutata, o addirittura peggiorata? Appare preoccupante il tono assunto dalla discussione sulle installazioni lungo Via Caracciolo: c'è come un diffuso fastidio verso quelle che appaiono ubbie di soprintendenze e Ministero dei Beni culturali, quasi si temesse di far (un'altra) brutta figura con gli americani per colpa di quattro vincoli ammuffiti che nessuno sa più bene a cosa servano. Ebbene, chi la pensa così si sbaglia di grosso. I vincoli paesaggistici sono la nostra comune assicurazione sul futuro della città: una città che non merita altri massacri urbanistici e ambientali. In un Paese in cui nulla è più stabile, e anzi definitivo, di ciò che nasce come provvisorio, bisogna pensarci assai bene prima di autorizzare il, pur temporaneo, stravolgimento di uno dei paesaggi più belli. L'acqua del mare non è un bene comune di minor importanza rispetto all'acqua potabile: il paesaggio non è un lusso da sacrificare ad ogni occasione, ma è invece un essenziale patrimonio comune che conta assai più di ogni Coppa America. Chi crede che sia la Coppa America a dover servire a Napoli (e non il contrario), non deve dunque tirare per la giacca chi veglia sul bene comune, ma anzi creare le condizioni perché lavori in totali serenità e autonomia. Quanto al Forum delle Culture, i segnali cominciano ad essere preoccupanti. I tempi sono ormai tanto stretti da indurre a dubitare della qualità di ciò che potrà essere realizzato. E, d'altra parte, non c'è chiarezza sul budget: quali sono esattamente gli enti che contribuiranno al finanziamento, e per quali cifre? Si sente dire che il . Coppa America e Forum: quanto servono alla città bilancio complessivo rischia di non raggiungere nemmeno il quadruplo dei quattro milioni di euro pagati (un po' dissennatamente, a dirla tutta) a Barcellona per l'acquisto del format e del brand: e sarebbe una proporzione decisamente bizzarra. È forse venuto il momento che tutto questo sia reso noto ufficialmente, insieme ai criteri con cui verranno valutati i progetti presentati. E se il Forum deve servire a Napoli (e non Napoli al Forum: un'eventualità non così remota, ormai), il criterio fondamentale dovrebbe essere la valutazione delle eredità durevoli prospettate da ogni progetto. Con quale coraggio potremmo organizzare eventi culturali e mostre temporanee in una città in cui la cultura vera (il patrimonio storico e artistico diffuso) si sgretola, va a fuoco, crolla ogni santo giorno? Davvero sarebbe come organizzare una festa da ballo nella casa di un moribondo. Come storici dell'arte della Federico II abbiamo sostenuto un progetto della Soprintendenza di Napoli per la meravigliosa e sfortunatissima chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli. Con tre milioni e mezzo di euro sarebbe stato possibile terminare finalmente i lavori di restauro, riportare ai loro posti le opere d'arte, condurre e pubblicare uno studio sistematico sul complesso e sostenerne un'apertura stabile, anche dopo la chiusura del forum. Nonostante l'assurdo ritardo della macchina organizzativa del Forum, i tempi ci sarebbero ancora: ma ora ci si dice che mancano i soldi. Insomma, un'altra occasione perduta. Ma cadono le braccia quando si legge che il nuovo soprintendente di Napoli, Fabrizio Vona, caldeggia e sostiene il progetto di una «mostra di oggetti» (così la definisce) sulla Napoli angioina e aragonese: un evento che costerebbe due milioni e mezzo di euro senza lasciare alcun beneficio stabile per il martoriato patrimonio di cui Vona è responsabile, e che di fatto chiude la strada alla possibilità di salvare Santa Maria delle Grazie. Per l'ennesima volta, l'evento uccide il monumento: e il delitto si consuma nelle stanze di una soprintendenza costretta a ritenere prioritario il noleggio a ore dei suoi musei per matrimoni e conventions, in una catastrofe prima ancora culturale che finanziaria. Rimane, tuttavia, la speranza che il saggio comitato del Forum metta da parte l'effimero e si concentri sulle vere necessità di Napoli. Perché, per esempio, pur rimanendo all'idea della Napoli angioina e aragonese non pensare ad un itinerario forte basato non sugli «oggetti», ma su alcuni luoghi simbolici, in parte da recuperare? II percorso potrebbe articolarsi tra l'Incoronata, Castelnuovo (dove si potrebbe restaurare, tra l'altro, la spettacolare scala coclide aragonese), la chiesa e il chiostro di Monte Oliveto e infine la martoriata San Giacomo degli Spagnoli, incuneata nel municipio, casa comune di tutti i napoletani, e le cui drammatiche condizioni sono state denunciate alcuni mesi fa su questo giornale. A Castelnuovo si potrebbe riportare un numero selezionatissimo di opere (non più di quindici), con un allestimento suggestivo ed efficace, e tutti questi luoghi potrebbero ospitare eventi culturali della natura più varia. Un progetto del genere avrebbe il merito di celebrare la storica apertura di Napoli alle culture del mediterraneo, recuperando stabilmente e restituendo alla città e al mondo alcuni luoghi in cui quell'apertura è straordinariamente evidente. Sempre che il Forum, come la Coppa America, debba servire a Napoli, e non viceversa.