Il gip: «Fu una truffa». E lunedì Scavi a rischio per un'assemblea sindacale Corsi fantasma per farsi pagare gli straordinari prescritti ROMA Quindici dipendenti degli Scavi impegnati in servizi di vigilanza hanno (così dice un tribunale) truffato la Soprintendenza, attestando falsamente la partecipazione a un corso di formazione al quale, invece, non si sarebbero mai presentati, «procurandosi così un ingiusto profitto» quantificato come «un danno complessivo pari a 531.842 euro». Lo ha deciso il gip del tribunale di Torre Annunziata Elena Conte, che ha accolto le richiese della Procura emettendo un decreto penale di condanna nei confronti dei quindici dipendenti per truffa e falso ideologico in atto pubblico: sei mesi di reclusione convertiti in una pena pecuniaria di 6.840 euro a testa, sospesa per decisione dello stesso giudice. La vicenda risale al periodo compreso tra il giugno 2006 e il febbraio 2007. Stando all'inchiesta della Procura, il direttore amministrativo della Soprintendenza di Pompei Luigi Crimaco e i coordinatori responsabili (per i quali si procede separatamente) avrebbero dato il via libera, il 22 aprile del '96, a un accordo con i sindacati per risolvere la questione degli straordinari effettuati dal personale tra il 1988 e il 1996, emolumenti non più dovuti ai dipendenti perché prescritti dopo dieci anni. L'ipotesi d'accusa condivisa ora dal gip è che per scongiurare gli scioperi minacciati dai lavoratori si sia deciso di corrispondere comunque quelle somme, mascherando il pagamento con la partecipazione a corsi di aggiornamento mai tenuti, per un ammontare di ore personalizzato, cioè corrispondente perfettamente alle ore di straordinario rivendicate da ogni singolo dipendente. Quei corsi, dunque, sarebbero stati un mero «espediente» per distribuire indebite indennità di straordinario ormai prescritte. Ecco come il giudice descrive quel corso: «Non era autorizzato dal Ministero, non è stato incaricato alcun insegnante qualificato, al termine non è stato rilasciato alcun attestato, non risultano neppure valutati e corretti gli elaborati prodotti dai dipendenti». I quali «con artifici e raggiri consistiti nell'attestare falsamente la propria presenza alle attività del corso di formazione che si teneva durante l'effettuazione del servizio di vigilanza da loro svolto» avrebbero «indotto in errore la Soprintendenza, procurandosi ciascuno l'ingiusto profitto pari alle ore di straordinario effettuate e non pagate nel periodo 1988-1996, con pari danno della Soprintendenza pari a 531.842 euro». Le somme percepite dai dipendenti non sono uguali per tutti, e variano dai 3o euro di due addette alla vigilanza fino a un massimo di 1.529 euro. Commenta il sindacalista Vincenzo Monfrecola (Ugl-Intesa Fp di Napoli, sigla che non ha firmato alcun accordo): «Rispettiamo il lavoro della magistratura, ma ci chiediamo se i lavoratori interessati sapessero che le somme che stavano percependo fossero frutto di azione illecita. Probabilmente no, e si sono semplicemente fidati dell'amministrazione, così come avviene in tutti gli uffici del mondo. Tra l'altro molti di loro hanno percepito quote di poche decine di euro. Siamo certi della loro buona fede ed ora sono sconvolti sia dalle accuse gravi sia da questa multa che stravolge letteralmente le già fragili economie familiari». E lunedì, avverte la Soprintendenza, rischia di essere stravolto anche il fragile equilibrio degli Scavi. Apertura a rischio a Pompei e nelle altre città vesuviane per un'assemblea sindacale indetta dalla Cisl-Fp. Previsti disagi dalle 8.30 alle 11.30.
Pompei, condannati 15 dipendenti
Un gruppo di 15 dipendenti degli Scavi di Pompei sono stati condannati per truffa e falso ideologico in atto pubblico per aver truffato la Soprintendenza con un corso di formazione che non esisteva. La truffa risale al 2006-2007 e ha causato un danno di 531.842 euro. I dipendenti hanno dichiarato falsamente di aver partecipato al corso per ricevere un indennizzo per gli straordinari non pagati. Il gip ha condannato i dipendenti a 6.840 euro a testa, sospesa per decisione dello stesso giudice.
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