Un museo americano che si pente di nuovo, un «trafficante» italiano «scaricato», uno studioso americano dei più famosi smascherato: i carabinieri della Tutela del patrimonio culturale hanno compiuto recuperi archeologici che valgono due milioni di euro. Il museo dell'università di Princeton aveva restituito 8 oggetti nel 2007: ora ha integrato quel protocollo, e ne ha rispediti in Italia 170 tra interi e in frammenti; li aveva avuti da Edoardo Almagià, italiano che non è solo studioso, ed anzi è sotto inchiesta. Un modo di «scaricarlo»: «No, nella trattativa, Almagià non c'entra», dicono i carabinieri, una faccenda tutta del museo. Ma 40 frammenti li ha spediti anche il Metropolitan di New York: parte dell'eredità che gli ha lasciato uno studioso dei più celebri, Dietrich von Bothmer, il cui nome ricorre spesso nelle vicende della Grande Razzia accaduta in Italia dal 1970 in poi. Li ha spediti perché, dalle prime verifiche, combaciano con alcuni degli oggetti già restituiti a suo tempo dagli Usa, o comunque sequestrati dai carabinieri; sembra perfino con la famosa kylix di Eufronio e Onesimos, venduta al Getty ma a rate e ora al museo di Villa Giulia a Roma (ne esiste il 50 per cento circa), di cui possedeva frammenti anche il «trafficante» Giacomo Medici, a dicembre condannato dalla Cassazione definitivamente, a 8 anni e 10 milioni di euro di provvisionale per i danni allo Stato. Ma a Roma, sono tornate anche due grandi statue di marmo: solo torsi e abiti panneggiati, ma alti quasi due metri, a suo tempo acquisiti da una società americana, la Humana; ha poi saputo della provenienza illegale, e senza chiedere risarcimenti, le ha restituite: una Dea Fortuna del II sec. rubata a Fiumicino nel 1986, all'ex Opera nazionale combattenti; e una statua panneggiata, presente nelle foto di Medici prima del restauro, passata anche per Almagià. Un altro signore si è accorto della provenienza illegittima di un bronzetto romano di 18 centimetri, detto Venere di San Giovanni in Perareto, che era nella possente banca dati dei carabinieri: rubata nel 1962 dal museo di Rimini. Così il proprietario della Royal-Athena (Londra e Manhattan: forse, la massima galleria), Jerome Eisenberg, l'ha consegnata a New York. Al cui consolato un artista contemporaneo, Edward Giobbi, ha rimesso un corredo funerario di VIII sec. a.C., che suo nonno, prima di emigrare a fine Ottocento, aveva trovato a Offida (Ascoli Piceno) in un campo, e lasciato in eredità al figlio, poi al nipote. Perché allora, lo scavo non era ancora un'industria, con regole e mercanti. Tra cui c'è stato, a lungo, anche Robert Hecht, 92 anni, che ha venduto al Metropolitan il famoso Cratere di Eufronio, il primo pezzo pagato da un museo un milione di dollari, nel 1972. Da sei anni lo processavano a Roma; ha raggiunto pure lui la prescrizione, come già la curator del Getty, Marion True. Sono i miracoli di una giustizia troppo lenta.
L'archeologia restituita dadi Usa
Il museo dell'università di Princeton ha restituito 170 oggetti archeologici a Italia, tra interi e frammenti, tra cui 40 frammenti al Metropolitan di New York. I carabinieri della Tutela del patrimonio culturale hanno recuperato oggetti di valore di due milioni di euro. Tra gli oggetti restituiti, ci sono statue di marmo, un bronzetto romano e un corredo funerario di VIII sec. a.C. I carabinieri hanno anche recuperato oggetti provenienti da Edoardo Almagià, un italiano sotto inchiesta. Il Metropolitan di New York ha ricevuto 40 frammenti, che corrispondono a oggetti già restituiti a suo tempo dagli Stati Uniti.
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