A voler cogliere l'aspetto positivo di ogni storia, gli angeli della Madonna del Loreto, scomparsi dal Duomo di Chieri, hanno già compiuto un mezzo miracolo. Quello di aver unito una città intera nella ricerca di un simbolo trafugato. «Chi ha rubato riconsegni le statue» hanno scritto i parrocchiani sui volantini affissi per le vie del centro. Un appello raccolto dal Municipio, che ha usato internet per diffondere le immagini della pala d'altare. «Sono disgustato - taglia corto il sindaco, Francesco Lancione - Mi ferisce sapere che qualcuno si sia introdotto in un luogo di culto per depredare le nostre ricchezze. Gli autori di un gesto così vile dovrebbero vergognarsi». Per Chieri gli angioletti della Collegiata rappresentano qualcosa di prezioso. Non tanto per il loro valore economico delle due statue lignee, che anche se piazzate al più sprovveduto degli acquirenti potrebbero fruttare meno di 5 mila euro. Quel che fa male è l'idea che qualcuno abbia osato profanare uno dei luoghi più sacri della città. La chiesa del centro storico, a due passi dall'ospedale Maggiore. «E un gesto che ci lascia senza parole» commenta il parroco Don Dario Monticone. Sembra quasi rassegnato, ma non vuole arrendersi: «Sarà anche improbabile, ma voglio ancora credere che i ladri possano rendersi conto dello sbaglio che hanno fatto. Se vogliono riparare l'errore, sono ancora in tempo». Ovvero: restituiteci il maltolto. Lui è convinto che il colpo sia stato messo a segno una sera del fine settimana, quando la chiesa era aperta ai fedeli per la celebrazione dei rosari. «La Madonna del Loreto si trova a pochi metri da uno degli ingressi laterali. Per i ladri deve essere stato facile nascondersi nella cappella e fuggire indisturbati». Di porte chiuse, però, don Dario non vuole nemmeno sentir parlare. «La chiesa non è un museo. E' la casa di tutti. Appena i custodi sono disponibili, deve restare aperta. Se dobbiamo sbarrare l'ingresso per difenderci, significa che abbiamo fallito». L'assessore alla Sicurezza, Antonio Zullo, rilancia il progetto delle telecamere «Per presidiare le zone più importati del paese, e smascherare chi non ha rispetto nemmeno dei luoghi di preghiera». E aggiunge: «Fosse per me, andrei a controllare i banchi dei prossimi mercati di Torino. Chissà che le statue non siano li». Intanto in parrocchia si studiano i primi provvedimenti: si pensa di chiudere almeno i cancelli interni, che si affacciano sulle navate. Non sarà molto, ma renderà la vita difficile ai malintenzionati che verranno. «Erano dieci anni che non subivamo un furto: vorrà dire che terremo gli occhi ben aperti» assicura Roberto Toffanello, responsabile dell'archivio storico del Duomo. E stato lui il primo ad avvertire la Curia e a chiedere la scheda tecnica dell'opera, da consegnare ai carabinieri. I militari hanno già effettuato un primo sopralluogo all'interno del Duomo. Hanno scattato fotografie ed esaminato le tracce lasciate dai banditi. Davanti all'altare sono evidenti le impronte di uno scarpone. Chi ha sfilato gli angeli dai sostegni in ferro deve essersi arrampicato sulle colonne laterali che incorniciano la Vergine, ma la scena potrebbe essere stata alterata da chi, si è accorto del colpo.