Una delle più antiche fornaci romane mai ritrovate a Sesto, ad appena un anno dalla scoperta e dal restauro, si è trasformata negli ultimi giorni in una discarica a cielo aperto. I cumuli di immondizia hanno riempito quella che, circa duemila anni fa, costituiva la camera di combustione. E come se questo non fosse già grave, i vandali, oltre a danneggiare la struttura, hanno trafugato alcune delle pietre che componevano il forno e infine hanno divelto il cartello esplicativo del ministero per i Beni e le attività culturali Mibac), riempito le recinzioni con disegni e frasi oscene, acceso un falò all'interno del sito. I sopralluoghi hanno evidenziato che la superficie risulta annerita e i resti di grossi petardi lasciano presumere che i teppisti vi abbiano fatto esplodere alcuni fuochi di artificio. Quel bene, che testimonia l'antica vocazione sestese per la realizzazione e la cottura della ceramica, è ora alla mercé di qualche vandalo che, forse per noia, forse per divertimento, durante il suo raid ha causato migliaia di euro di danni. La fornace, situata nella zona artigianale della Querciola a poche centinaia di metri dal centro di Sesto, dopo aver resistito a due millenni di storia, soccombe ora all'incuria e all'abbandono. «Sono senza parole, è un atto firmato da vandali imbecilli afferma con tono nervoso l'assessore ai lavori pubblici Massimo Andorlini commentando la scoperta dello scempio nel sito archeologico Solleciteremo le forze dell'ordine perché individuino al più presto gli autori di questo scempio». E per i danneggiamenti? «Il Comune si impegna a pagare le spese di sua competenza rassicura Andorlini Verificheremo se si potrà ricorrere all'assicurazione stipulata per queste eventualità». Intanto, la polizia municipale ha aperto un'inchiesta per risalire a chi ha scaricato la spazzatura e ai chi ha voluto lasciare la sua impronta, con tanto di firma, sulla palizzata che delimita il sito archeologico. Sembra probabile che se si dovesse arrivare ad un processo, il municipio possa costituirsi parte civile per «restituire alla collettività i soldi che serviranno per gli interventi di restauro» avverte l'assessore ai lavori pubblici. Il forno di cottura per laterizi della Querciola realizzato in età augustea-imperiale, tra il I e II secolo topo Cristo, quando nella pianura sestese era dislocata ma centuria romana è stato individuato dalla soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana e dai ricerca-ori dell'Università di Siena durante i saggi preventivi eseguiti in zona prima della costruzione di alcuni capannoni industriali. Il corpo della struttura oggi ridotto una pattumiera era composto da un praefornium e da una canera di combustione con sovrastante piano forato, sul luale venivano collocati i laterizi da cuocere. Lo storico sestese Mauro Ugolini, che da anni denuncia 'indifferenza delle istituzioni verso le bellezze artistiche e storiche della Piana, tuona di rabbia: «E grave e inaudito te un bene così prezioso perla nostra memoria sia lasciato a se stesso, senza controlli e senza manutenzione. Chi ie rispondera?». La Soprintendenza Toscana, informata dell'accaduto, effettuerà nei prossimi giorni un sopralluogo alla Querciola per constatare i danni. Intanto, la soprintendente Mariarosaria Barbera ha già inviato una segnalazione al ministero alle forze dell'ordine.