Ieri l'assemblea dei dipendenti, oggi vertice tra Regione e Scabec. Servono dodici milioni Ore decisive per il futuro del Madre. Oggi a Palazzo Santa Lucia è in programma il vertice tra la Regione e Scabec, la società che gestisce i servizi del museo di arte contemporanea di via Settembrini. Sul tavolo c'è il macigno dei dodici milioni di euro di crediti che le società di servizi vantano dalla Fondazione Donnaregina e dalla stessa Regione. Soldi che risalgono, in parte, addirittura al 2009. La Pierreci e la Electa, che si occupano materialmente di aprire il Madre, di sorvegliare le sale e di altre mansioni per fare andare avanti il museo, hanno scritto a Scabec annunciando che non forniranno più i servizi e cominceranno a licenziare i loro dipendenti (oltre trenta persone, per lo più giovani, ma anche molti padri e madri di famiglia). Oggi è il giorno di chiusura settimanale. E da domani, se non interverrà un accordo in extremis, il portone resterà chiuso. E non per poco. Tra l'altro, le società di servizi garantiranno la vigilanza e la conduzione degli impianti (luce, riscaldamenti e tutto il resto) fino al 31 gennaio. Dal febbraio, quindi, è a rischio l'ingente patrimonio artistico che ha bisogno di continua manutenzione. Tra l'altro, molti artisti e collezionisti stanno chiedendo la restituzione delle opere che non sarebbero più tutelate. Ieri, al Madre si respirava un'aria malinconica, nonostante l'arrivo di molti visitatori e di tanti studenti dell'Accademia di Belle Arti che hanno voluto visitare le sale con le opere di Andy Warhol, Francesco Clemente, Mimmo Paldino, lannis Kounellis, prima dell'addio. Qualcuno è venuto da Paestum, dal Molise e da diverse città della Campania. C'era un'atmosfera da grande freddo, con i dipendenti che continuavano a fare il proprio lavoro, ma erano sul piede di guerra. Nel primo pomeriggio c'è stata l'assemblea dei lavoratori della Pier-reci che hanno elaborato un documento, un vero atto d'accusa. «Sentiamo la necessità di esprimere il disgusto che proviamo nell'avere avuto conferma delle squallide dinamiche delle quali siamo rimasti per l'ennesima volta vittime» scrivono. «Tali dinamiche, conseguenza del non saper "fare" di imprenditori e amministratori, stanno finendo per mortificare oltre che la nostra dignità anche la già troppo mortificata offerta culturale della nostra città». E si riservano di «mettere in atto ogni azione» per difendere il proprio lavoro. In serata, fuori del Madre si è radunato un gruppo di sostenitori del museo che si era mobilitato attraverso Face-book (con la pagina «Save Tua Madre»), mentre sono arrivati vari appelli politici. A cominciare da quello di Luigi De Magistris che in un video pubblicato sul suo blog si è detto «preoccupato delle notizie apprese a mezzo stampa», aggiungendo con un pizzico di polemica che «è curioso che un sindaco deve apprendere a mezzo stampa che un museo della città chiude perché la Regione non ha i fondi». E ha annunciato che si impegnerà «con passi formalie istituzionali» per scongiurare la chiusura. Anche il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno in cui si chiede alla giunta «un ulteriore sforzo economico al fine di reperire risorse finanziarie per tenere in vita il museo». Silenzio forzato invece per il direttore Eduardo Cicelyn che ha diffuso una brevissima nota, beffardamente polemica: «Il presidente Forte mi ha obbligato a non rilasciare alcuna dichiarazione. Pertanto, avendo un contratto in stato di avanzata decomposizione ed essendo perciò ancora vincolato alle disposizioni della Fondazione, non mi resta che affermare di non avere alcuna opinione sul destino del museo che dirigo». Eppure, ci sarebbe bisogno di un dibattito ampio. Ma soprattutto occorre andare oltre le parole.
NAPOLI - Museo chiuso, ultima trattativa per il Madre
L'assemblea dei dipendenti del Museo di Arte Contemporanea di Palermo (Madre) si è svolta ieri, con la presenza di rappresentanti della Regione e della società Scabec, che gestisce i servizi del museo. La discussione è stata tesa, con la Pierreci e l'Electa, che si occupano materialmente di aprire e gestire il museo, che hanno annunciato di non fornire più i servizi e di licenziare i propri dipendenti. La Regione e Scabec devono risolvere il problema dei 12 milioni di euro di crediti che le società di servizi vantano dalla Fondazione Donnaregina e dalla Regione. Se non si raggiunge un accordo, il museo potrebbe chiudere il 31 gennaio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo