La sorte del Museo Madre di Napoli è legata a una riunione che si svolge oggi nella sede della Regione Campania, il Museo Riso di Palermo è momentaneamente chiuso dopo il «dimissionamento» del direttore Sergio Alessandro da parte del dirigente dei beni culturali della Regione Sicilia Gesualdo Campo, e lo stato di salute del Castello di Rivoli, che dipende dalla Regione Piemonte, non è dei migliori tanto che presto sarà assorbito in una Superfondazione con altre istituzioni torinesi: una crisi profonda sembra attraversare i musei d'arte contemporanea italiani. Una crisi in cui gli elementi economici legati ai tagli alla cultura si mescolano spesso con rese dei conti politiche e rivelano la debolezza strutturale di un sistema dell'arte contemporanea che nel nostro Paese sconta rispetto al panorama internazionale approssimazioni, errori e l'assenza di partner privati. Ma andiamo con ordine. Ieri mattina si è diffusa (per l'ennesima volta) la notizia della chiusura del Museo Madre di Napoli. Il motivo? Dal 16 di gennaio la Scabec, la società che fornisce i servizi (dalle biglietterie alla vigilanza) al Museo di fronte a debiti progressi per circa 8 milioni di euro si rifiuta di continuare a fornirli. E senza la certezza di questi servizi il direttore Eduardo Cicelyn non può garantire il funzionamento della struttura. Nell'incertezza anche alcuni artisti come Kounellis decidono di ritirare le opere affidate al museo. Il paradosso è che il Madre dipende dalla Regione Campania, ma anche la Scabec è una società partecipata al 51 per cento dallo stesso ente. All'assessorato alla cultura della Regione non sembrano allarmati più di tanto: «Ogni tre mesi - fanno sapere dall'entourage dell'assessore ai musei Caterina Miraglia - con Scabec si arriva ai ferri corti, ma poi una soluzione la troviamo: è Cicelyn che drammatizza tutto. Non c'è da parte della Regione la volontà politica di chiudere il museo». Il Madre fu aperto a metà degli Anni 2000: una creatura dell'allora presidente della Regione Bassolino che ne affidò prima il progetto e poi la direzione ad Eduardo Cicelyn. In questi anni ha visto mostre di rilievo internazionale, dalle personali di Rauschenberg a quelle di big dell'arte povera come Kounellis. «A Napoli - dice il critico Achille Bonito Oliva, che del museo è stato vicepresidente - esiste da sempre la sindrome Masaniello. Quello che si vuole oggi è la testa di Cicelyn identificato come l'uomo di Bassolino. Per questo si strozza il museo. Io mi sono dimesso dalla vicepresidenza quando ho visto l'approssimazione e il dilettantismo della nuova classe politica regionale, anche se va detto che non si può essere direttori a vita e che la strada intrapresa di un bando per la nomina di un nuovo direttore è corretta». Il Presidente della Fondazione Madre, Pier Paolo Forte, insediato alcuni mesi or sono, ieri non rilasciava dichiarazioni, in attesa delle decisioni odierne. Sta di fatto che non si sa se domani le mostre come quella di Fausto Melotti, si potranno vedere oppure no. E in forse ci sono anche i posti di lavoro di società come la Pierreci ed Electa Napoli, che in tandem con la Scabec forniscono i loro servizi al Museo. Non poteva mancare sulla vicenda la provocazione di Vittorio Sgarbi: «La chiusura - ha dichiarato al Mattino - è una buona notizia. Privatizzatelo e velo gestisco io a costo zero». Se da Napoli si scende a Palermo, si assiste a un altro scontro. Da un lato il direttore del Museo Palazzo Riso Sergio Alessandro dall'altro il dirigente dei Beni culturali della Regione Sicilia Gesualdo Campo. Quest'ultimo ha deciso l'avvio di un cantiere all'interno del museo che di fatto ne impedirebbe, a giudizio della direzione, l'attività. Di qui, per volere di Alessandro, la chiusura, che ha provocato la decisione di Campo di «dimissionare» il direttore. In ballo ci sono però 12 milioni di euro di finanziamenti europei che la Regione Sicilia ha ricevuto per l'attività e la ristrutturazione del Museo. Anche qui aleggia lo spettro della politica e delle divisioni all'interno del centro destra. Senza mezzi termini Gianfranco Miccichè, che in qualità di sottosegretario all'economia aveva voluto il Museo ha accusato in un'intervista lo stesso Campo di nepotismo: «Un giorno questo dirigente della Regione mi è venuto a trovare - ha affermato - dicendomi che era sua intenzione mettere a capo di Palazzo Riso la moglie, una "ottocentista". Ci sono rimasto di stucco: ho obiettato che un museo d'arte contemporanea guidato da un'esperta di arte dell'Ottocento non era proprio un'idea geniale. Lui ha insistito, adducendo delle motivazioni legate al ricongiungimento con la moglie». Va aggiunto che Gesualdo Campo non ha smentito le dichiarazioni di Miccichè e che per il momento la situazione è di impasse. A Palermo è nato un comitato in difesa del Palazzo Riso ma il futuro del museo è incerto: di sicuro, dicono al museo, le mostre annunciate per febbraio non apriranno i battenti. Meno drammatica, ma non per questo tranquilla, appare la situazione del Museo d'Arte Contemporanea del Castello di Rivoli, che fu il primo a nascere in Italia nel lontano 1984. Anche qui fu la volontà di un politico, l'allora assessore alla cultura della Regione Piemonte, Giovanni Ferrero, a scommettere sul connubio tra una residenza sabauda firmata Juvarra e l'arte contemporanea. Negli ultimi tempi la situazione economica è peggiorata, tanto che la navigazione è a vista, si fanno bilanci con prospettive di due mesi, come si legge nell'ultimo comunicato del cda presieduto da Giovanni Minoli (il cui approdo al vertice del Castello fu voluto tre anni fa dall'ex assessore regionale Oliva). Il che vuole dire che la mostra di febbraio su Ghirri si farà, ma che non è altrettanto certa quella di Thomas Schdtte, più volte rimandata. Per risolvere almeno in parte i problemi di Rivoli, si pensa di accorpare l'istituzione con i musei civici di Torino. Sarà un nuovo inizio o la fine per quella che era un'eccellenza nel campo dell'arte contemporanea a livello internazionale? Certo un capitolo si chiude, ma da rivedere in tutta Italia è la formula di musei in mano a istituzioni regionali e politici che sembrano più interessati a sistemare le proprie pedine che ad allestire mostre.
Il Madre chiude, anzi no. Il Riso sì. Musei in crisi, non solo per i tagli
Il Museo Madre di Napoli è stato chiuso a causa di debiti della società che fornisce servizi al museo, la Scabec. Il direttore Eduardo Cicelyn non può garantire il funzionamento del museo senza questi servizi. Alcuni artisti, come Kounellis, hanno ritirato le opere del museo. La Regione Campania non sembra preoccuparsi, considerando il museo una "creatura" dell'allora presidente della Regione Bassolino. Il Presidente della Fondazione Madre, Pier Paolo Forte, non rilascia dichiarazioni. La vicenda è stata descritta come una "buona notizia" da Vittorio Sgarbi, che propone di privatizzare il museo.
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