Molto opportunamente è stata richiamata lattenzione da parte di Maurizio Iaccarino ("Repubblica" del 14 gennaio 2012) sullimpegno assunto dagli enti locali di redigere, nel 2012 e successivamente, rapporti allUnesco sulle misure adottate per la conservazione, la manutenzione, la riqualificazione del centro storico e per lattuazione del piano di gestione dello stesso (che egli a volte continua a connotare con lambigua definizione di "centro antico", pur essendo consapevole che il riconoscimento quale patrimonio dellumanità è stato conferito - su richiesta di Italia Nostra - nel 1995 al centro storico di Napoli). La filologica (ma pericolosa) definizione di "centro antico" fu strumentalizzata dai palazzinari nel 1970 per tentare la limitazione della tutela conservativa solo allarea della Neapolis greco-romana e allinterno della perimetrazione delle mura aragonesi. Tornando ai predetti impegni va osservato che alcune misure sono già state adottate (il piano di gestione è stato inviato allUnesco), ma non comprendo perché Iaccarino non abbia detto con chiarezza il motivo per cui il programma di interventi di riqualificazione centro storico-Unesco sia stato rallentato. Ad esso dette impulso lex assessore comunale Belfiore di concerto con lassessore regionale allUrbanistica Taglialatela, tuttavia è stato poi da questultimo bloccato e successivamente recuperato, ma ridimensionandolo da 200 a 100 milioni, e senza ancora dare avvio ai lavori sulla base dei progetti già cantierabili. Non è vero peraltro che non si stia facendo nulla per la salvaguardia del centro storico. È stata avviata (dicembre 2011) da parte dellassessore allUrbanistica De Falco unimportante iniziativa: la richiesta al ministero dei Beni culturali di riconoscimento di notevole interesse paesaggistico, ex articolo 136, lettera c, del decreto legislativo numero 42 del 2004 (codice dei Beni culturali) del centro storico di Napoli - Patrimonio mondiale Unesco. Liniziativa ripropone, istituzionalmente, la precedente, analoga richiesta rivolta da Italia Nostra alla soprintendenza ai Beni architettonici ("Repubblica" del 3 febbraio 2011). Pertanto allinteresse mondiale sancito dallUnesco (che non è un vincolo) si aggiungerebbe la disciplina di rigorosa conservazione, prescritta dal piano regolatore vigente, che verrebbe travasata nel nuovo decreto ministeriale assicurando il controllo delle trasformazioni edilizie, pure possibili allinterno della città storica, garantendo altresì la massima qualità degli interventi. Insomma il prg vigente acquisirebbe forza di legge a scanso di futuri pericoli, come quelli che avrebbe corso il centro storico di Napoli se alle scorse elezioni avesse prevalso Gianni Lettieri. Più concrete appaiono invece le raccomandazioni al Comune di Pietro Soldi ("Repubblica" del 10 gennaio 2012) per unorganica politica di sviluppo e per lefficienza della gestione ordinaria. Proprio per questultimo aspetto va sostenuta - come da più parti viene sollecitato - lopportunità di recuperare, magari perfezionandola, lutile esperienza della società pubblica "Sirena-città storica": lattuale mancanza di fondi comunali potrà essere superata grazie allinteressamento di recente manifestato per liniziativa dal presidente della Regione Caldoro. Non verrebbe così interrotto un programma che ha dato attuazione a lavori per circa 250 milioni, di cui oltre 23 di provenienza privata, per la riqualificazione del patrimonio edilizio napoletano con notevoli, positive ricadute sul piano occupazionale tra cantieri e indotto. Merita inoltre interesse la suggestiva proposta dellassessore comunale alla cultura Di Nocera ("Repubblica" del 10 gennaio 2012) di gemellaggio etnico-culturale dei quartieri della città con altrettante capitali mondiali nel programma del Forum delle culture 2013. Al riguardo desidero segnalare che ledizione 2010 del Maggio dei monumenti del Comune di Napoli venne dedicata al rapporto Napoli-Spagna, con un programma di eventi e visite che avrebbero dovuto riproporre lispanidad di Napoli. Segnalai infruttuosamente allassessore del tempo che in tale programma mancavano due itinerari fondamentali per la conoscenza della Napoli spagnola: i "Quartieri spagnoli" (!), ma altresì la visita ed eventi culturali coinvolgenti il chiostro maiolicato di Santa Chiara: il mirabile rivestimento di azulejerias claustrali, un episodio decorativo unico al mondo perché non esistono analoghi esempi nella stessa Spagna, il paese degli azulejos, e delle rajolas, da cui il termine napoletano riggiola. Lautore è responsabile di "Italia Nostra" a Napoli
NAPOLI - come proteggere il centro storico
Il centro storico di Napoli è stato oggetto di attenzione per l'impegno degli enti locali nella conservazione e riqualificazione del patrimonio culturale. Il piano di gestione del centro storico è stato inviato all'Unesco, ma il programma di interventi di riqualificazione è stato rallentato. L'assessore comunale Belfiore ha cercato di dare impulso al programma, ma è stato bloccato e ridimensionato. Tuttavia, è stata avviata un'iniziativa per il riconoscimento di notevole interesse paesaggistico del centro storico di Napoli, richiesta dal ministero dei Beni culturali. Il piano regolatore vigente prevede la disciplina di rigorosa conservazione e controllo delle trasformazioni edilizie.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo