CADUTO così, in un freddo pomeriggio d'inverno, con le voci impazzite che rimbalzavano per Roma su quel decreto di nomina che si diceva giacere sul tavolo del ministro dei Beni Culturali Urbani nel palazzo di piazza del Collegio Romano, ma ancora senza firma. "Il ministro deve decidere"si diceva "si è preso ventiquattr'ore". Ma i boatos hanno resistito soltanto un paio d'ore. Il comunicato è arrivato con l'Ansa, secco, alle 19, 46: «Angelo Bottini è il nuovo sovrintendente archeologico di Roma. Lo si apprende dal ministero dei Beni Culturali. Bottini, nato a Milano nel 1949, lascia il posto di sovrintendente per i beni archeologici della Toscana. A Roma sostituisce Adriano La Regina». E così dopo ventotto anni, il più strenuo difensore dei tesori archeologici di Roma, l'uomo che ha tenuto testa alle giunte democristiane dell'espansione a macchia d'olio della città e del cemento selvaggio e che non ha mai indietreggiato di un passo, sempre sulla barricata della conservazione, anche di fronte alle giunte di sinistra, a sessantasette anni lasciala poltrona della soprintendenza archeologica più importante del mondo. Nei giorni scorsi la proroga di tre anni del suo mandato, che era stata accolta da tutti con sollievo, si era arenata davanti agli ingarbugli dei conti in rosso della finanziaria del governo: mancava la copertura per pagare gli stipendi. E ora dalla Toscana arriva Bottini, il soprintendente che ha portato alla luce i relitti delle navi romane allo scalo di San Rossore nei pressi di Pisa. «Sono entusiasta dell'incarico dichiara a caldo Seguirò la linea di tendenza già tracciata dalla soprintendenza di Roma». «Esprimo grande stupore e grande rammarico per la scelta di non confermare Adriano La Regina nonostante gli impegni assunti», commenta il sindaco Veltroni. «È stato uno dei protagonisti assoluti dello studio, della tutela e della valorizzazione del patrimonio immenso della capitale» E la Melandri accusa Urbani: «Superficialità sconcertante». Di lui, il soprintendente di ferro, o "il signor no" come lo avevano ribattezzato, uno studioso di tempra, capace di schierarsi sempre per difendere il suo mandato di conservatore dei tesori archeologici della Città Eterna, si deve ricordare l'allarme lanciato per l'inquinamento che negli anni Ottanta, stava corro3endoi marmi della città imperiale, dal Colosseo all'Arco di Costantino, ma soprattutto per il sogno, condiviso con l'ambientalista Antonio Cederna, del grande parco dei Fori Imperiali, la più imponente area archeologica del pianeta, liberata da macchine e asfalto e ridonata all'archeologia con gli scavi come un immenso museo a cielo aperto. A lui si devono, tra gli altri, il museo di palazzo Massimo e di palazzo Altemps, migliaia di restauri e il grande parco archeologico che verrà a Centocelle. Ma soprattutto la dignità e la fermezza con cui, spesso solo contro tanti interessi, ha difeso il patrimonio artistico e storico della Capitale. Come direbbero i francesi, chapeau, professor La Regina.