A Ponte Milvio marciapiedi fai-da-te per favorire le espansioni Orlando Corsetti, presidente del I Municipio, è chiaro. «Nel centro storico ci sono centinaia di tavolini», dice in un'intervista al Corriere che «dovranno scomparire, pena la revoca della licenza». E punta il dito sulle passate amministrazioni: «Troppa flessibilità nel concedere i permessi». E sulla Flaminia vecchia, vicino a Ponte Milvio, spunta il marciapiedi fai-da-te per mettere i tavoli fuori. Dopo il giovedì nero di Campo de' Fiori, quando gli è piovuta addosso l'ordinanza del sindaco, Orlando Corsetti è più sereno: sarà il sabato di relax («stavo guardando i cartoni animati con mia figlia»), sarà il desiderio di voltare pagina, il presidente del I Municipio si tiene alla larga dalle polemiche. La diatriba sui tavolini, anche per lo scontro con Alemanno, è esplosa: come si è arrivati al caos di questi giorni? «Da quando mi sono insediato, ho cercato di mettere mano a una situazione che mostrava evidenti forzature, ereditate dalle passate amministrazioni». Ovvero? «Bastava fare un giro tra i locali, per notare ampliamenti macroscopici. Da presidente del III Municipio, sapevo già che nel I le occupazioni si concedevano con una certa elasticità». Si spieghi. «La mia vecchia sede, in via Goito, rientrava nel territorio del centro storico. Gli imprenditori di San Lorenzo si lamentavano per il diniego ricevuto, invitandomi a guardare dalla finestra: le strisce blu erano invase dai tavolini». Veniamo agli uffici di via Petroselli: cosa non funzionava? «Le norme erano applicate con maggiore flessibilità, perciò ho scritto all'Avvocatura comunale, chiedendo quale fosse l'interpretazione corretta». E cosa le hanno risposto? «Che nelle strade senza marciapiede si può concedere l'osp (occupazione di suolo pubblico) anche se lo spazio per il transito sicuro dei pedoni, in promiscuità con le auto, è inferiore a un metro. Questo meccanismo cosa ha prodotto? «Aberrazioni come quella di un'abitante di Trastevere che stava per partorire sul pianerottolo, perché l'ambulanza non riusciva a passare. A parte il caso eclatante, centinaia di tavolini autorizzati che, secondo noi, non ne avrebbero titolo». Come pensate d'intervenire? I turisti non vengono qui per mangiare l'amatriciana a Piazza Navona «Con i piani di massima occupabilità. Ci contestano di averne approvati solo 33 su 183, ma da gennaio 2010 abbiamo rivisto i criteri di rilascio per i nuovi permessi e per quelli in scadenza: le espansioni dovranno scomparire, pena la revoca della licenza». Gli esercenti dicono di sentirsi perseguitati. «Il tavolino è un servizio, ma credo che i turisti non vengano a Roma per mangiare l'amatriciana a piazza Navona: quella è la ciliegina, la torta sono le fontane, le chiese, i monumenti». Gli operatori, al contrario, pensano di rendere i luoghi più sicuri e accoglienti. «Non ho pregiudizi su funghi e teli di plastica: la soprintendenza li ha sempre bocciati, vedremo quale sarà l'esito della commissione». In via Flaminia Vecchia, nel XX Municipio, si è permesso ai ristoratori che non hanno marciapiede sufficiente per apparecchiare all' aperto di costruirlo. «Temo si crei un precedente pericoloso: il valore degli immobili che beneficiano di questo vantaggio aumenterà, con il rischio di speculazioni immobiliari e il sospetto che si vogliano elargire favori». Archiviate le polemiche, quale sarà la sua prossima mossa? «Ho scritto al ministro della Cultura, per invitarlo a un sopralluogo nel centro storico e sensibilizzarlo sul tema del decoro».