Maxiaffissioni in area Marciana senza gara, la difesa del soprintendente Codello alla contestazione del Ministero. Miracco: «Incertezze nelle procedure seguite» VENEZIA. «La necessità di disporre subito di ponteggi per la messa in sicurezza della Marciana (dopo il crollo sul Caffè Chioggia) e della parte centrale dell'Ala Napoleonica ha fatto accettare, per ragioni di evidente rischio della pubblica incolumità, urgenza e responsabilità diretta, la disponibilità della società Remedia con sede a Londra, che si avvaleva della collaborazione della ditta Gerso aggiudicataria del primo lotto di lavori. Gli articoli 49 e 120 del Codice dei Beni Culturali disciplinano la sponsorizzazione di beni culturali individuando "ogni contributo, anche in beni o servizi, erogato per la progettazione o l'attuazione di iniziative in ordine alla tutela ovvero alla valorizzazione del patrimonio culturale"». E' questa la linea difensiva della soprintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia Renata Codello rispetto alle contestazioni che gli sono ora mosse dal ministero dei Beni Culturali - attraverso il direttore regionale Ugo Soragni - al via libera dato senza procedure di evidenza pubblica ai contratti ancora in essere per le maxi-pubblicità dell'area marciana. Una linea difensiva affidata a un intervento da lei scritto qualche mese fa in occasione delle prime contestazioni dell'allora ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan, all'impatto e alla lunga durata dei maxicartelloni pubblicitari, da cui è scaturita l'indagine ora giunta a conclusione con il parere negativo dell'Ufficio Legislativo dei Beni Culturali. L'urgenza di intervenire sulle facciate di Marciana e Ala Napoleonica e l'assenza di fondi pubblici per intervenire celermente, avrebbe giustificato secondo Codello il ricorso alla trattativa privata con la società britannica disposta a pagare i restauri in cambio di pubblicità. Il Codice dei Beni Culturali riguarda al capitolo sponsorizzazioni avrebbe fornito il sostegno giuridico alla scelta. Ma è proprio questo uno dei punti contestati dai Beni Culturali al soprintendente, perché quello stipulato con Remedia non sarebbe un contratto di sponsorizzazione, ma un appalto, da sottoporre a procedure di evidenza pubblica, preavvertendo il Ministero. Il che non è avvenuto. «So che l'ufficio legislativo - commenta il consigliere del ministro Lorenzo Ornaghi, Franco Miracco - ha espresso un proprio parere secondo il quale, vista l'incertezza del quadro giuridico di riferimento, ha ribadito che ci sono delle incertezze giuridiche nelle procedure seguite e queste dipendono dall'incertezza proprio del quadro giuridico di riferimento. È un parere che solleva questioni di valore nazionale. L'ufficio legislativo sta predisponendo le linee guida per procedure come quelle delle affissioni. Si tratta di stabilire delle regole». Soprintendenze a corto di personale Gli uffici veneziani delle Soprintendenze e Archivi sono sempre più a corto di personale - a Palazzo Ducale da 100 unità si è arrivati a meno di 50 e altrettanto all'Archivio di Stato - e l'afflusso di una parte di esso verso la nuova Direzione regionale dei Beni Culturali crea problemi sempre più seri. A denunciare la situazione è la Uil Beni Culturali, con il coordinatore regionale Edoardo Radolovich in un comunicato inviato al Ministero. La Direzione Regionale vanta attualmente circa 15 dipendenti e un altro sta per passare ad essa dal Polo Museale Veneziano.