I tesori flegrei e le condizioni miserevoli in cui viene sorvegliato il terzo monumento d'epoca romana dopo il Colosseo e Cuma Una risicata pattuglia di custodi a fronte di 80mila visitatori ogni anno POZZUOLI «Chiuso per problemi tecnici» diceva il cartello affisso ieri alle 12 al cancello dell'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, e subito si è pensato a un pericolo di crollo o ennesima catastrofe imminente. Nessun pericolo invece, ma qualcosa a nostro a avviso di peggio: il perdurare scandaloso di una condizione intollerabile in un paese civile, ovvero la mancanza di personale. Sedici custodi, divisi in quattro turni (anche di notte); e dei quattro di ieri mattina due hanno dovuto assentarsi per motivi più che giustificabili. Quando il personale è, per così dire, al completo, sono in tre a sorvegliare le comitive di visitatori che si aggirano stupiti e ammirati nei sotterranei e sugli spalti; quando i custodi sono solo tre, le visite vengono contingentate, non entrano più di una ventina di persone per volta. Ma quando restano in due, l'Anfiteatro deve esser chiuso al pubblico perché è impossibile qualsiasi sorveglianza, e lì di marmi e pietre e immagini asportabili o vandalizzabili ce ne sono a iosa. Ci permettiamo un consiglio alla dirigente archeologa Costanza Gialanella: invece di «problemi tecnici» faccia scrivere sul cartello qualcosa di più dettagliato, in cui si riferisca la verità anche se questa rivela la vergogna in cui si trovano i nostri Beni Culturali: «Chiuso perché non c'è personale sufficiente». Non è neanche il caso di aggiungere il dettaglio «e nessuno se ne frega» perché la deduzione logica viene da sola. E' questa la condizione miserevole e vergognosa in cui viene tenuto uno dei monumenti d'epoca romana più famosi, le cui immagini sono in tutti i libri di storia e di arte, oggetto di descrizioni accurate e di ammirazione per le tecnologie usate per gli spettacoli con le belve e con i gladiatori, per l'imponenza delle strutture fuori terra e dei sotterranei, e perché si ritiene che la cavea venisse anche allagata consentendo spettacoli di scontri navali. Ogni anno nei sotterranei si svolge anche una piccola processione in ricordo di San Gennaro e dei sui compagni di martirio, che si dice siano stati uccisi da quelle parti. Oltre 80mila visitatori che vengono ogni anno da ogni parte del mondo per vedere l'imponente struttura che per grandezza è il terzo in Italia dopo quello di Capua e il Colosseo. Si ritiene che i patrizi puteolani abbiano chiamato i costruttori del Colosseo per realizzare questa seconda struttura di divertimento, quando l'anfiteatro vecchio divenne insufficiente: si trova a poca distanza più a monte, e in occasione delle costruzione della linea ferroviaria "Direttissima" (oggi Metropolitana 2) nel 1925 gli ingegneri dell'epoca non esitarono a tagliarlo in due seppellendolo nel trincerone sopraelevato dei binari. Lungo 150 metri e largo116, con una arena ovale di 75 metri per 42, l'Anfiteatro contava quasi 40mila posti a sedere sulle gradinate: la costruzione iniziò sotto l'imperatore Vespasiano (seconda metà del primo secolo dopo Cristo) e fu terminata quando era imperatore il figlio Tito, ma i puteolani fecero otto a loro spese e ci tennero a farlo sapere: «Colonia Flavia Augusta Puteolana pecunia sua» dice infatti una targa marmorea. Notizie decisamente più confortanti da Cuma: gli Scavi e l'Antro Bela Sibilla non sono affatto chiusi, si è solo verificato un lievissimo distacco nel tufo del camminamento che aorta alla stanza dell'oracolo. Un eccesso di cautela ha indotto a stendere un nastro sul percorso, la piccola tona interdetta è facilmente aggirabile. Gli Scavi di Cuma hanno raggiunto il record di 2500 visitatori nei due giorni delle "Giornate del Patrimonio europeo", l'imponente commesso archeologico è sempre aperto in tutte le festività (e non ha chiusura settimanale) e i nuovi scavi e le sistemazioni a cui lavora da anni il direttore Paolo Caputo con una schiera di specialisti universitari e di volontari rivelano costantemente nuovi tesori. Ma dall'acropoli di Cuma si "ammira" tutto intorno il degrado del territorio: abusivismo edilizio e montagne di rifiuti assediano gli scavi.