POGGIOMARINO. Gruppi archeologici, attivisti, rappresentanti delle istituzioni locali e della politica regionale, scuole: tutti uniti nello slogan "Meno chiusura più cultura" coniato dall'associazione "Terramare 3000", organizzatrice della manifestazione pubblica svoltasi ieri mattina in piazza De Marinis. Nel mirino delle centinaia e centinaia di persone convenute, la chiusura del sito archeologico di Longola, importante insediamento protostorico scoperto nel 2000. Ritto è iniziato domenica con il sit-in presso l'area archeologica, alla vigilia dell'arrivo dei camion carichi dell'argilla che avrebbe sotterrato l'antichissimo villaggio palafitticolo costruito dal popolo dei Sarrasti. Da lì è nato, grazie all'interessamento di numerose associazioni culturali della valle del Sarno e del Vesuviano, un presidio permanente che ha di fatto costretto la Sovrintendenza ai Beni archeologici di Pompei a recedere dal proposito di interrare gli scavi. La giornata di ieri ha segnato, con la manifestazione nella piazza centrale del comune vesuviano, un'altra tappa della protesta per la salvaguardia e la tutela di Longola. A prendere la parola per primi sono stati i rappresentanti di "Terramare 3000" che lanciano di nuovo l'appello «alle scuole, ma anche alle testate giornalistiche e agli altri presidi culturali e sociali della Campania, a sottoscrivere un appello al ministro dei Beni e delle attività culturali, Lorenzo Ornaghi, affinché si impegni a salvare Longola». Il gruppo archeologico di Poggiomarino ha anche annunciato che ricorrerà presso la Corte dei Conti e la Procura della Repubblica di Nola per «far luce sui ripetuti sprechi perpetrati sui fondi giunti da Roma per il completamento dei lavori di scavo». Due ragazze delle scuole del posto, giunte in corteo accompagnate dai rispettivi dirigenti scolastici ed insegnanti, hanno letto un manifesto e nome di tutti gli studenti del luogo in cui si chiede espressamente di «togliere le mani dalla loro storia». Ha preso la parola anche il consigliere regionale dell'Idv Anita Sala che ha annunciato che scriverà al più presto «all'Unesco affinché questo sito possa aspirare al titolo di "patrimonio dell'umanità"». Duro l'intervento di Gennaro Barbato, del Comitato civico di Ottaviano, da domenica affianco alle associazioni locali e ai 24 operai licenziati dalla ditta che eseguiva i lavori nell'area di Longola: «Poggiomarino e il Vesuviano non sono solo camorra e "monnezza". Mi rivolgo in particolare ad organi di stampa e accademici, gli uni presenti solo quando si parla di fatti negativi, gli altri impegnati a fare cultura solo dalle loro cattedre». Il sindaco di Poggiomarino Leo Annunziata ha concluso il raduno ricordando l'importanza della battaglia per Longola e mostrandosi «molto fiducioso per l'incontro che avremo con Soprintendenza e Regione per definire immediati interventi per la valorizzazione del sito e un cambio di marcia nella gestione dei lavori».