La vicenda. I troppi ritardi paralizzano ogni progetto per la Piscina Mirabilis così si sprecano tempo e occasioni Intervista. Resca, direttore del ministero della Cultura: «Difficile conservare il nostro patrimonio in pericolo i tesori meno conosciuti» Direttore Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale presso il Ministero dei Beni Culturali, Mario Resca sta lavorando da tre anni al progetto di rilancio dei siti storici e culturali coinvolgendo i privati. «Ma le aziende scappano perché c'è un sistema burocratico troppo complesso. Ci sono stati problemi per il Colosseo, perla Piscina Mirabilis siamo davvero paralizzati peri lacciuoli burocratici». L'Antro della Sibilla di Cuma chiusa al pubblico per il rischio di crolli è l'ennesima ferita per il patrimonio dei beni culturali. «Il problema è che non ci sono soldi e da decenni non si investe per tutelare il patrimonio. E se non si tutela e si conserva adeguatamente non si può valorizzare i siti, da quelli più noti come Pompei a quelli meno visitati ma ugualmente importanti». Solo una questione dl soldi? «Senza fondi ogni strategia è inutile. E i dati parlano chiaro. In Francia piuttosto che in Germania viene destinata ai beni culturali una percentuale che oscilla tra lo 0,9 e 1,2 del bilancio. In Italia nei tempi migliori si arriva allo 0,3. Di contro abbiamo una quantità decisamente superiore ad altre nazioni di beni culturali di qualità assoluta». Poco prima dell'emergenza per l'Antro della Sibilla c'è stato il caso della Longola di Pogglomarino: una situazione per la quale si rischia di avere un sito inaccessibile per scelta precisa delle istituzioni. «Colpa della scarsa o sporadica attenzione per il patrimonio. Stiamo vivendo d'emergenza quando c'è un dato strutturale da affrontare. I beni culturali vanno tutelati e conservati perché solo così possono essere valorizzati. E se si valorizzano adeguatamente, come stiamo provando a fare da tre anni, ci sono ritorni economici importanti». In che misura? «Il turismo balneare in Italia non attira più come un tempo. Il 60 del totale dei visitatori dall'estero ha dichiarato che viene nel nostro paese per i beni culturali. In questi giorni ho siglato un accordo con la Cina che ha mostrato un grande interesse e rappresenta un bacino vasto e ricco. Un turismo è competitivo se però si conservano adeguatamente i siti da visitare». Se è difficile attirare investitori per siti come Pompei figuriamoci per aree meno note. «Il problema non è solo questo. Ogni anno a Stonehenge si registra un milione e mezzo di visitatori e si tratta di un sito che, al di là del fascino, non ha particolare pregio artistico. Pompei ha valore multiplo ma è un'area frenata da cattiva conservazione, scarsi investimenti e, quindi, poco interesse da parte di investitori privati. Generare ricchezza è possibile solo se si interessano le imprese con norme chiare e semplici». Se ne parla da tempo. Forse troppo. «Per parte mia lo ripeto da tre anni e trovo grave che il governo attuale non abbia inserito come priorità questo tema. L'attuale lentezza burocratica toglie coraggio a chi sarebbe disposto ad investire. Senza contare che sarebbe importante offrire anche incentivi fiscali».
Resca: Non ci sono più soldi per la tutela dei siti. I privati? Messi in fuga dalla burocrazia
Il direttore del Ministero della Cultura, Mario Resca, lamenta i ritardi e la burocracia che impediscono il rilancio dei siti storici e culturali in Italia. Il problema è che non ci sono soldi per tutelare e conservare il patrimonio, e ciò impedisce di valorizzare i siti, anche quelli meno noti. In Francia e Germania, invece, si destinano più risorse ai beni culturali. Resca sostiene che senza fondi ogni strategia è inutile e che i dati mostrano che l'Italia ha una quantità superiore di beni culturali di qualità assoluta rispetto ad altre nazioni. Ha anche parlato di un accordo con la Cina per attirare investitori nel settore del turismo culturale.
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