Frammenti di un mattone. Non esclusa l'ipotesi del dolo ROMA Un altro distacco di mattoni al Colosseo, sullo stesso lato dell'ultimo cedimento. Una pietra di malta larga quanto una mano e un secondo piccolo frammento sono venuti giù dalla seconda arcata. Le immagini riprese dalla telecamera esterna fanno pensare a una caduta «naturale» piuttosto che a un atto vandalico, anche se non si può escludere l'ipotesi del dolo. Nei giorni scorsi sono state aperte due inchieste, da Procura e Corte dei conti, sull'affidamento dei lavori di restauro. II sindaco Alemanno: «Intervenire con urgenza». ROMA - Il giallo si risolve alle 8 di sera. Nella sala sistema dei vigili urbani, quando i tecnici scaricano il filmato delle due telecamere esterne. Il fermo-immagine mostra la caduta, un mattoncino di pietra antica, largo 7 centimetri che si schianta sul selciato e rimbalza. Il vigile se lo vede atterrare davanti. Alza lo sguardo per vedere da dove si è staccato, se lo ha lanciato qualcuno. Non nota niente, lo solleva e se lo mette in tasca. E la prova che l'Anfiteatro Flavio casca a pezzi. A prescindere. In modo, per cosi dire, naturale. Senza complotti e senza l'aiutino di un lanciatore folle, come pure si era pensato - vista la coincidenza con i ricorsi e le inchieste- ipotizzando un intervento provvidenziale pro-Della Valle, l'imprenditore che dovrebbe restaurarlo investendo 25 milioni di euro. Il colpevole del degrado c'è. Traffico, inquinamento, vibrazioni, scarsa manutenzione. E forse anche i piccioni che in quella zona del Colosseo, già restaurata nell'800, nidificano beati. Forse su questo episodio la Procura di Roma e la Corte dei conti, che hanno avviato due inchieste parallele, non dovranno indagare. Una caduta nel 2010, un'altra nel novembre scorso e un'altra ancora a Natale avevano fatto pensare al dolo. Ipotesi che non si può scartare del tutto. Qualcuno potrebbe aver lanciato la pietra tenendosi distante dalla balaustra per non essere visto. I vigili del fuoco sin da subito hanno pensato a una dinamica del genere per la distanza - circa 20 metri - dal punto di caduta dalla parete. Prima di loro, come è riportato nel rapporto dei vigili urbani, «personale del I gruppo» aveva «direttamente constato la caduta di intonaco sul lato via di San Gregorio nell'area adiacente ma non ricompresa in quella che è stata già oggetto di transennamenti». Una pietra tira l'altra, insomma. E il mistero resta. «Ma stavolta l'abbiamo recuperata e potremo sapere con precisione se si è staccata o è stata lanciata», chiarisce la dottoressa Pietrangeli, che al Mibac ha preso il posto dell'attuale sottosegretario Cecchi. «Non faccio l'investigatore, non sono Sherlock Holmes - chiarisce semmai ce ne fosse bisogno Alemanno, venuto con all'assessore alla Cultura Gasperini a rendersi conto di persona - però adesso dico basta. Stiamo sfiorando il ridicolo: bisogna smetterla con polemiche e ricorsi che intralciano l'apertura dei cantieri». Il sindaco di Roma lancia un appello: «Sblocchiamo questo restauro, il mondo ci guarda». Domani incontrerà i rappresentanti del Codacons e della Uilbac. Secondo quest'ultima «i finanziamenti per tamponare le urgenze ci sarebbero: 82,3 milioni di euro non spesi». Perché non si utilizzano? E ripartono le polemiche. Per Orfini (Pd) bisogna metterle da parte e chiedere «una nuova norma per le sponsorizzazioni», che chiarisca «modalità, limiti e garanzie per il patrimonio ma anche per imprenditori e privati che mostrano attenzione e sensibilità apprezzabili». «Il progetto di restauro era stato predisposto prima di Della Valle», ricorda invece il sovrintendente ai Beni comunali Umberto Broccoli, che in un primo momento aveva pensato a un atto vandalico ma dopo un sopralluogo si è dovuto ricredere: «In un caso o nell'altro la sostanza non cambia. L'importante ora è partire con il restauro».