Un frammento di laterizio rosso di sette centimetri cade da un'arcata Il sindaco: subito i lavori I fondi. Secondo la Uil i fondi per far partire i cantieri esistono già: ci sono 82 milioni in cassa ROMA Sette centimetri di laterizio di duemila anni fa: un altro piccolo crollo si è verificato ieri al Colosseo. Mentre continua a infuriare la polemica sul restauro da 25 milioni che l'imprenditore Diego Della Valle intende sponsorizzare, «criticato» nei giorni scorsi dall'Antitrust e su cui a breve si pronuncerà il Tar. E il nuovo episodio, dopo quelli recentissimi del 25 e 27 dicembre e quello, più remoto ma più grave, del 9 maggio del 2010, ha finito per alimentare la spirale del contraddittorio. Il piccolo frammento di mattone è caduto sul selciato nell'area esterna al Colosseo verso l'Arco di Costantino, senza rompersi all'impatto col terreno. Anche se nelle immediate vicinanze sono stati trovati altri minuscoli pezzi di laterizio. L'area è stata transennata, «studieremo il frammento, per capirne la consistenza e datarlo», commenta Pia Pietrangeli, dirigente della Soprintendenza per l'area archeologica romana. In dicembre erano caduti altri frammenti di tufo da un'arcata che dà sull'Arco di Costantino. Niente di preoccupante per gli archeologi, sicuramente meno del crollo del maggio 2010, quando mezzo metro quadrato di malta di calce si era staccato da una delle 74 arcate numerate da cui il pubblico di duemila anni fa accedeva all'arena. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha effettuato un sopralluogo. E rilancia sulla necessità di intervenire sul monumento più famoso del mondo, soffocato da smog e traffico: «Il frammento potrebbe anche essere stato gettato dall'alto, da qualche visitatore che voleva portarselo via, ma poi ha avuto paura di essere scoperto». L'ipotesi trova d'accordo il soprintendente dei Beni culturali di Roma Umberto Broccoli, ma per Alemanno «il punto è un altro. Sul Colosseo non si può perdere tempo. Non più». E lancia un appello: «A tutti, in particolare ai magistrati competenti: sblocchiamo questo restauro. Sono 25 milioni di cui 10 già consegnati al ministero. Il mondo ci guarda e si chiede cosa stiamo facendo per il Colosseo anche perché non ci sono soldi pubblici, l'unica strada sono i privati. E una follia, mi appello al buonsenso e alla responsabilità di tutti». La vicenda della sponsorizzazione nasce nell'estate 2010. Quando va deserta la gara, il Mibac decide di affidarsi al gruppo Della Valle. L'Antitrust ha affermato nei giorni scorsi che alle aziende concorrenti non fu dato tempo né modo per partecipare alla trattativa per l'affidamento diretto, che è una procedura perfettamente regolare, prevista dalla legge. Per il 25 gennaio si attende il pronunciamento del Tar, intanto anche la Uil dei Beni culturali denuncia: «La soprintendenza archeologica di Roma, secondo dati del ministero, ha in cassa 82,3 milioni. Perché non usare queste risorse, invece dei privati?». Per Francesco Giro, ex sottosegretario pdl del Mibac: «Il Colosseo è un malato cronico perché ha 1932 anni. Avrà sempre bisogno di cure. E infatti negli ultimi 3 anni il ministero ha sviluppato 5 cantieri per la messa in sicurezza del primo e secondo ordine architettonico, la riqualificazione del terzo anello e il restauro degli ipogei prima inaccessibili. Ma ora bisogna fare di più». La scheda Maggio 2010 Quel giorno da una delle 74 arcate del Colosseo si staccarono tre frammenti di malta. Nessun ferito ma da quell'episodio si capì la gravità della situazione Fine 2011 Il 25 e il 27 dicembre scorsi sono cascati altri minuscoli frammenti di tufo, di fronte all'Arco di Costantino Ieri Cadono di nuovo piccoli pezzi