Legambiente preme su Clini che arriva oggi in prefettura a Livorno per il summit «Quali politiche e quale futuro vedete per il Mar Tirreno?». Lo chiede in una lettera aperta Legambiente, attraverso le colonne del nostro giornale, al ministro Corrado Clini in occasione della sua visita di oggi a Livorno: nel documento, firmato da Sebastiano Venneri, responsabile nazionale del settore mare dell'organizzazione ecologista, e da Umberto Mazzantini, responsabile delle isole minori, si esordisce sottolineando come «questa visita faccia onore perché non eravamo più abituati a incontrare un ministro dell'ambiente sui luoghi dei disastri ambientali. Sia che si trattasse di disastri reali, come quelli dei giorni di novembre in Lunigiana, all'Isola d'Elba, in Val di Vara e alle Cinque Terre, sia che si tratti di disastri ambientali potenziali, come quelli che minacciano il nostro mare in questi giorni. E siamo certi anche che la sua visita non sarà cerimonia e basta, ma l'occasione per riprendere finalmente in mano il bandolo di una matassa colpevolmente abbandonata per troppi anni». «Ci riferiamo alle politiche di tutela del mare - proseguono gli esponenti di Legambiente - per le quali da tempo non registriamo alcun avanzamento, semmai clamorosi passi indietro. Già, perché questo mare dovrebbe essere anche un mare protetto. Protetto da accordi internazionali, come quelli che hanno dato vita a Pelagos, il Santuario dei cetacei,come quello che ha voluto il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e protetto anche da decreti del suo ministero o come quello che ha istituito l'area marina protetta delle Secche delle Meloria. Tanti provvedimenti, tante misure di protezione che non hanno impedito gli eventi di questi giorni, firmati peraltro da due fra i più grossi gruppi navali italiani (la Grimaldi Lines e la Costa Crociere, ndr). E poi ci sono i bracconieri del mare che praticano la pesca illegale, ci sono i pirati dei giorni nostri che lavano abusivamente le cisterne in navigazione, c'è il tentativo di realizzare trivellazion i petrolifere fra le isole di Pianosa e Montecristo. E' evidente che qualcosa non funziona».