Lo scorso luglio il ministero dei Beni Culturali ha proclamato la scuderia De Montel monumento nazionale. E' difficile però pensare che dietro le transenne poste dal Comune in via Fetonte, a due passi dall'ippodromo del galoppo, ci possa essere qualcosa di valore artistico: quella che un tempo era una elegante scuderia e diventata una struttura abbandonata, sporca e fatiscente. Ovunque sono ammassate immondizie e i topi circola -no in totale libertà. Il posto insomma è impraticabile tranne che per un gruppo di extracomunitari che l'ha eletto come dimora: nonostante la pericolosità, come dimostrano i puntelli che tengono in piedi le facciate, continuano ad abitare ambienti del tutto invivibili. Tre anni fa Libero denunciò lo stato di abbandono in cui versava la De Montel. Da allora è cambiato ben poco: sono stati elaborati diversi progetti che però sono restati sulla carta. A rendere più lungo l'eventuale recupero dèi complesso si aggiunge ora la crisi al Comune con le dimissioni dell'assessore al demanio Giancarlo Pagliarini e l'attribuzione delle sue competenze al collega Talamona che sinora non si e mai occupato di beni demaniali. Per quanto possa apparire paradossale, la decisione del ministro Urbani di decretare monumento nazionale la De Montel non agevola la soluzione di questa vicenda. Il complesso, vasto circa 3 mila metri quadri, è già soggetto ai vincoli del piano regolatore, che prevede la destinazione d'uso per lo sport, e del Parco Agricolo Sud Milano. In sostanza non solo non si può edificare ma bisogna pure rispettare la conformazione degli edifici ( o di quello che ne resta) e del Verde. Una prospettiva che ha fatto scappare i pochi imprenditori che sinora hanno mostrato interesse: via Fetonte, essendo demanio del Comune, deve essere un luogo aperto al pubblico e non può diventare riservata ai soci di un club. Chi in questi anni non si è mai rassegnato di fronte al declino e l'Associazione Gruppo Verde San Siro che ha creato anche il sito www.demontel.org. Afferma il vicepresidente Silvana Gabusi: «Assieme al quarto anello dello stadio "Meazza" il recupero della De Montel può essere un fattore di rilancio del quartiere. E' necessario l'intervento dei privati ma dev'essere chiaro che la funzione dev'essere pubblica; abbiamo preparato alami studi, con l'ausilio di tecnici, che ci dicono che questo percorso è possibile. Da Palazzo Marino aspettiamo che venga presentato un bando già annunciato dopo l'estate scorsa». Secondo l'architetto Livio De Carlo, che collabora con il Gruppo Verde, «la scuderia è recuperabile con costi minimi di 3 milioni di euro, anche se ogni giorno perso è un passo avanti verso la completa distruzione». Diverse sono le ipotesi sul futuro. L'imprenditore Emanuele Sammut, assieme ad un gruppo di lavoro, ne ha presentate tre: «Pensiamo ad un edificio articolato in cui in cui si sia spazio per e il verde. Poi c'è il biohotel, un fenomeno assai diffuso all'estero ma quasi sconosciuto in Italia: si tratta di un albergo con un offerta biologica per i clienti. Infine c'è la didattica ambientale in cui coinvolgere i più piccoli. Queste tre attività possono coesistere e, secondo i nostri calcoli, sono in grado di automantenersi». C'è infine un'altra possibilità. Da tempo la Fondazione Don Gnocchi, che si trova a poche centinaia di metri dalla scuderia, chiede la Cascina Linterno per farne un centro di ippoterapia in Via Fetonte potrebbe essere un alternativa.
Topi e abusivi nel monumento nazionale, la scuderia De Montel
Il ministero dei Beni Culturali ha dichiarato la scuderia De Montel monumento nazionale. La struttura, situata in via Fetonte a Milano, è stata descritta come abbandonata e sporca. Il Comune di Milano ha elaborato diversi progetti per il recupero della scuderia, ma nulla è stato fatto. La crisi al Comune ha rallentato ulteriormente il processo. Il ministro Urbani ha dichiarato che la scuderia è già soggetta ai vincoli del piano regolatore e del Parco Agricolo Sud Milano, rendendo difficile la sua destinazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo