La guerra del Riso si colora di capitoli surreali. Dopo il direttore che annuncia su Facebook la chiusura del suo museo e lassessore che giura che è aperto, ora Gianfranco Miccichè rivela che due anni fa il dirigente regionale dei Beni culturali, Gesualdo Campo, andò a trovarlo annunciandogli lintenzione di nominare direttore la signora Campo. Cioè sua moglie. Il superburocrate, per nulla offeso, precisa che in quella «conversazione amichevole» esternò la sua «legittima aspirazione al congiungimento familiare a Palermo» (la moglie lavora a Catania). Certo, un civil servant dovrebbe astenersi dallinfluire sulla carriera della coniuge-dipendente. Ed evitare di frequentare «amichevolmente» leader di partito. Ma cè qualche altra anomalia da chiarire. Primo: perché Campo discute di una nomina della Regione con un sottosegretario di Stato? Secondo: perché Miccichè, anziché rispondergli subito «ma io che centro?», dibatte con Campo di arte moderna e contemporanea? Terzo: perché rivela con due anni di ritardo il colloquio che lo ha indignato? Esclusa la follia collettiva, si può ipotizzare solo che il museo è stato appaltato a Miccichè, e ogni nomina va concordata con lui. Il Riso è suo. Ai siciliani non resta che piangere.
ROMA - La guerra di palazzo Riso. Miccichè fuori Campo
La guerra del Riso si colora di capitoli surreali. Dopo il direttore che annuncia su Facebook la chiusura del suo museo e lassessore che giura che è aperto, ora Gianfranco Miccichè rivela che due anni fa il dirigente regionale dei Beni culturali, Gesualdo Campo, andò a trovarlo annunciandogli lintenzione di nominare direttore la signora Campo. Cioè sua moglie. Il superburocrate, per nulla offeso, precisa che in quella conversazione amichevole esternò la sua legittima aspirazione al congiungimento familiare a Palermo (la moglie lavora a Catania). Certo, un civil servant dovrebbe astenersi dallinfluire sulla carriera della coniuge-dipendente. Ed evitare di frequentare amichevolmente leader di partito. Ma cè qualche altra anomalia da chiarire. Primo: perché Campo discute di una nomina della Regione con un sottosegretario di Stato? Secondo: perché Miccichè, anziché rispondergli subito ma io che centro?, dibatte con Campo di arte moderna e contemporanea? Terzo: perché rivela con due anni di ritardo il colloquio che lo ha indignato? Esclusa la follia collettiva, si può ipotizzare solo che il museo è stato appaltato a Miccichè, e ogni nomina va concordata con lui. Il Riso è suo. Ai siciliani non resta che piangere.
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