Negli oltre ventanni che ho attivamente dedicato alla prospettiva di una Bari città possibile e a misura duomo, mi sono spesso scontrato con una realtà ben diversa, nella quale gli interventi sul territorio si confondono con il suo consumo. In tutto questo si inserisce la questione del riutilizzo dellex Caserma Rossani, anzi, a ben leggere le prospettive, del consumo degli otto ettari di territorio urbano che la sua cinta muraria racchiude: la potenziale madre di tutte le speculazioni! Mi piacerebbe, questa volta, che il termine "speculazione" coincidesse con il suo ben più nobile significato di indagine, approfondimento; ma temo che, ancora una volta, non sia così. E so di non essere il solo a pensarla in questo modo, a sentire anche le riflessioni espresse nellincontro organizzato al Kursaal Santalucia dal coordinamento di associazioni e movimenti "Bari ci riguarda". Ma perché, mi domando per lennesima volta come faccio da tanti anni, qui non si può pensare ad un disegno della città che sposi i bisogni reali ai desideri della gente che la abita, che vincoli professionisti e imprenditori alla realizzazione di interventi di qualità e intellettualmente onesti? Perché gli imprenditori edili devono poter pensare solo a costruire, costruire, costruire: è forse lunico sistema, nonostante la crisi epocale in atto, che garantisca ritorni economici macroscopici e rapidi? Non sono bastati i molti anni di serrato confronto pubblico sul destino delle aree dismesse della città, per garantire che, davanti alla necessità ormai inalienabile di risposte, queste siano le più giuste. Eppure gli esempi non mancano neanche qui: nel 1994 fui ideatore e promotore con il mio Laboratorio Urbano del recupero di unaltra grande area dismessa, quella dellex Macello Comunale trasformato in Cittadella della Cultura, un luogo modificato al suo interno per divenire produttore di cultura, pur conservando allesterno quella visione identitaria scolpita nella memoria di generazioni di baresi. E sempre di quellanno fu la proposta di recupero del molo S. Antonio inserendo una struttura per i paranzieri, che erano stati sfrattati dallo storico mercato del Ferrarese ma stazionavano per la vendita sui marciapiedi del lungomare. Nel 1995 discussi in un convegno presso la Sala consiliare del Comune di Bari, insieme al prof. Gianfranco Dioguardi, del tema "Recupero urbano e riconversione imprenditoriale", già allora estremamente attuale e condiviso ovunque in Europa, ma che qui sembra aver avuto attenzione scarsa o deviata. Erano i giorni delle denunce de "La Gazzetta del Mezzogiorno" sui tanti ruderi che occupavano il paesaggio barese; di lì a poco sarebbe partito il recupero di Bari vecchia, purtroppo non privo di speculazione e di trasformazioni poco filologiche. Qualche pseudo-rivoluzionario di allora siede oggi sulle poltrone di amministrazioni e istituzioni e guarda con sufficienza e compassione chi ha scelto di mantenersi intellettualmente onesto. Ma non basta, come sembra stia qui diventando di moda e come è stato denunciato. Ed allora, in tale visione, larea dellex Caserma Rossani va indagata nelle sue prospettive, ma mantenuta aliena alla speculazione, alla ricerca e soluzione di falsi bisogni. architetto