In merito al recente episodio del Colosseo, l'Associazione Nazionale Archeologi prende atto che non si tratta di un crollo ma di un lieve distacco di materiale le cui conseguenze avrebbero potuto avere un impatto grave non tanto sul monumento, quanto sulla sicurezza dei visitatori e del personale. Stupisce questa attenzione, quasi morbosa, su ogni centimetro cubo del Colosseo che pure rappresenta uno dei monumenti più monitorati al mondo anche grazie all'apporto di personale tecnico di altissimo profilo, su cui stanno per piovere decine di milioni di euro, destinati sia al restauro che alla manutenzione. Il vero problema del patrimonio italiano non è certo rappresentato dallo stato di salute del Colosseo, semmai dalla condizione della gran parte dei beni diffusi sul territorio nazionale, che avrebbe bisogno di una costante attività di monitoraggio, diagnostica e manutenzione. Una cura continua e quotidiana realizzabile solo con l'apporto di personale tecnico qualificato, interno ed esterno al MIbac, e di adeguate risorse economiche. A tal proposito va ricordato che nonostante le recenti straordinarie assunzioni di archeologi che hanno previsto il reclutamento di 30 vincitori del concorso 2008, altrettanti idonei e 20 tra qualificati e idonei per Pompei, nessuna unità di personale è stata prevista per regioni come il Lazio e quindi per Roma. "E' importante" afferma Tsao Cevoli, presidente dell'Associazione Nazionale Archeologi, "che il ministro Ornaghi abbia evidenziato nel discorso di insediamento la necessità di aumentare le risorse destinate e prevedere l'assunzione di nuovo personale qualificato per garantire un adeguato turn over. E' fondamentale" aggiunge Cevoli "prevedere posti per archeologi nelle regioni rimaste scoperte dall'ultimo concorso. Occorre inoltre avviare con urgenza forme minime di riconoscimento per tutte quelle figure professionali che, come gli archeologi, si occupano ogni giorno del patrimonio culturale italiano".