L'anniversario di Marina di Pisa ha stimolato una serie di iniziative e appuntamenti anche interessanti su diversi aspetti vecchi e nuovi sui quali le istituzioni sono chiamate a decisioni impegnative e controverse. Un rischio che già si avverte è che si proceda non cogliendo le connessioni tra questioni e situazioni non isolabili e separabili una dall'altra. Il che riguarda i casi specifici, ma anche le istituzioni che, specialmente sul litorale, per la presenza e il ruolo del Parco non possono assolutamente procedere ognuna per conto suo. Prendiamo la viabilità, che vedo sarà oggetto di un appuntamento con la Provincia, ma non vedo il Parco e il Comune. Per carità, non è vietato, ma questi saranno convitati di pietra, perché anche discutere delle strade bianche senza il parco non ha senso. E qui vale forse la pena sottolineare un aspetto: dinanzi anche ad altre questioni importanti della viabilità (che presenta dei nodi che andranno comunque sciolti), ha un significato preciso decidere nell'ambito di un parco e specialmente quando si tratta di turismo, cemento e asfalto e per di più in un'area protetta che nel suo Dna ha l'aver impedito la distruzione della pineta dei Salviati. Anche chi ha trovato strano, ad esempio, che il Comune di Vecchiano non abbia fatto suo, tempo fa, il progetto Ikea che ora, profondamente modificato, ha trovato collocazione ai Navicelli, non ha colto quanto certi anticorpi, che anche in territori solo confinanti con il perimetro di un Parco, agiscono, evitando scelte a rischio. Anticorpi tanto più importanti su un litorale - il nostro - segnato in particolare da un porto che nasce in un punto cruciale di un ambiente unico e che non a caso fu deciso dopo una lunga controversia, ma che proprio per questo non è - diciamo così - un porto come gli altri. Al porto non si giunse, infatti, come ritenne qualcuno ,sbagliando, perché era stato superato finalmente un no meramente "ideologico", ma per corresponsabilità ossia, fiducia che si sarebbe tenuto conto delle implicazioni che comportava la costruzione di un porto in un ambito ambientalmente così straordinario e delicato. Si dirà, ma cosa c'entra tutto questo con le questioni attualmente in discussione? C'entra, eccome. Quel porto non doveva, e non deve, favorire come è avvenuto altrove, un turismo non ecosostenibile, ma proprio il contrario. Ricordo nel 1969 quando con la Giunta diretta da Fausta Cecchini istituimmo la prima spiaggia libera a Marina, che risultò la decisione più apprezzata di quella amministrazione e non soltanto da parte dei marinesi. D'altronde non è un caso che la Carta Europea per il turismo escosostenibile sia stata promossa dai parchi di vari paesi. E veniamo così alle strade bianche della nostra pineta litoranea. Certo di primo acchito sembrano una opportunità come un'altra e comunque non cervellotiche come chi a suo tempo pensò , ad esempio, di raddoppiare il viale D'Annunzio, facendo fuori anche tutti quei platani dove non è difficile andare a sbattere. E invece non è così innocente e non solo per la Toscana. La Toscana infatti ha un suo patrimonio di strade bianche, specialmente in alcune sua parti - vedi Siena-, che tutela con cura e non spalma di asfalto. Ma anche in tanti territori protetti (ad esempio di montagna - Trentino-Alto Adige) quel tipo di strade è mantenuto non solo per una gestione forestale più corretta, ma anche per consentire un turismo non automobilistico. Ancora più bislacche risultano altre ipotesi che più o meno confusamente e anonimamente circolano su sortite "balneari" assurde. Che beni comuni - e le spiagge lo sono eccome - specie dopo i referendum possano essere considerati a disposizione per interventi così provocatori e cervellotici in nome naturalmente dello sviluppo, è una ragione in più, perché la discussione sul futuro del nostro litorale eviti lo sbrindellamento e uno sbriciolamento che non giova a nessuno comunque non al nostro litorale. Ecco perché anche il Comitato Salviamo il Paesaggio deve contribuire a mettere insieme tutti i soggetti istituzionali perché questo eviterà oltretutto un confronto polemico sulla stampa ma non diretto e responsabile. Renzo Moschini