Scontro acceso sul futuro della galleria di arte contemporanea. Il direttore regionale replica: "Era unipotesi ormai superata" Il superburocrate vieta unassemblea serale nella struttura: il dibattito si sposta in strada PORTE sbarrate al museo Riso, da giorni al centro di una bufera istituzionale. Il dirigente generale dei Beni culturali, Gesualdo Campo, ordina la chiusura alle 19 contestando, con una nota, le modalità di concessione degli spazi a unassemblea organizzata in serata dal «sedicente» - così lo definisce il superburocrate - comitato "Cittadini per Palazzo Riso". Ma proprio Campo finisce al centro della polemica, mentre il direttore del museo, Sergio Alessandro, è costretto a chiudere i battenti e la gente venuta a chiedere di «salvare il teatro, non le poltrone» si riversa su corso Vittorio Emanuele. Accade che in mattinata Gianfranco Miccichè, il leader di Grande Sud, sveli che al centro della ventilata chiusura del museo di Palazzo Riso, finora smentita dal governo regionale, ci sono solo motivi clientelari e di nepotismo. «La questione dei fondi europei (i 12 milioni del Por mai arrivati, ndr) è la goccia - sostiene Miccichè - che ha fatto traboccare il vaso. La vera questione riguarda la sistemazione della moglie di Gesualdo Campo». Lex sottosegretario parla di un incontro avuto col superburocrate nei primi mesi del 2010, poco dopo la nomina di Campo fatta dal presidente della Regione Raffaele Lombardo. «Mi disse che era sua intenzione mettere a capo di Palazzo Riso la moglie, una ottocentista. Sono rimasto di stucco: ho obiettato che un museo darte contemporanea guidato da unesperta di arte dellOttocento non era unidea geniale. Lui ha insistito, adducendo motivazioni legate al ricongiungimento con la moglie». Campo, a stretto giro, conferma di aver ipotizzato leventualità che la moglie, dirigente storico darte della Regione, potesse essere utilizzata nel museo e trasferita così da Catania e a Palermo al posto del direttore, lingegnere Sergio Alessandro, che dal 2008 guida il museo. «Poiché il museo è stato orientato solo sullarte contemporanea è venuto meno il presupposto dellipotesi che avevo formulato», sostiene adesso Campo. «Il sistema Sicilia di questo governo regionale è infarcito di clientele e nepotismi», denunciano i Cobas-Codir. «Il museo prima di tutto. Questa vicenda non può essere derubricata come scontro politico tra Lombardo e Miccichè. Diciamo no alle tifoserie», dice Maurizio Carta, presidente degli "Amici di Palazzo Riso". Vietato laccesso per lassemblea, un centinaio di persone sono rimaste a discutere per strada. Un dibattito acceso. «Siamo qui per fare massa critica, non siamo schierati con una parte. Chiediamo alle istituzioni di fare chiarezza, vogliamo organizzare un incontro pubblico», afferma Francesco De Grandi, portavoce del comitato. «Vogliamo partecipare e vigilare sulle scelte culturali per il museo», aggiunge Laura Barreca. Per strada anche la regista Emma Dante: «Siamo alle solite. Continua a Palermo il pellegrinaggio dei cittadini davanti alle porte chiuse degli spazi culturali». «Ora prevalga il senso di responsabilità», è lappello del presidente di Confindustria, Ivan Lo Bello. In serata un messaggio di disgelo dallassessore ai Beni culturali, Sebastiano Missineo: «Stop alle polemiche, lavoriamo alla riorganizzazione del museo. Nei prossimi giorni comunicheremo alcune iniziative che partiranno a breve e colmeranno lattuale mancanza di programmazione».