Sono tutti in ottima forma gli affreschi firmati da Giotto più di sette secoli fa per gli Scrovegni: questo il responso del team di esperti dell'Istituto Centrale di Restauro chiamati a monitorare nei giorni scorsi lo stato di salute del capolavoro trecentesco. «La presenza di polveri è quanto mai contenuta; lo sbiancamento in alcuni punti, di pochi centimetri, è fisiologico; i sali sono fermi; l'umidità presente nei muri del cenobio, che va dal 5 all'8,6 per cento si riduce drasticamente ad un massimo dell'1,5 sopra il piano di calpestio - osserva la restauratrice Francesca Capanna, al lavoro con i colleghi Antonio Guglielmi e Valentina Piovan e con alcuni tecnici comunali - La situazione dunque è stabile e ci auguriamo di poter dire altrettanto nei prossimi anni, se le risorse pubbliche continueranno a sostenere i nostri interventi di controllo». Dal megarestauro del 2002 gli Scrovegni vengono esaminati puntualmente ogni anno, per una settimana. Quello appena concluso ha richiesto il doppio di tempo, per un monitoraggio più approfondito dell'adesione dell'intonaco e della conservazione dei colori, eseguito capillarmente e senza ponteggi grazie all'utilizzo di un macchinario installato ad hoc, una sorta di "ragno" che ha portato i restauratori a diretto contatto con ogni punto della chiesetta. A finanziare il tutto con 30mila euro la Soprintendenza dei beni storici e artistici del Veneto orientale, capitanata da Luca Caburlotto: «Il restauro è sì il benvenuto ma è pur sempre traumatico e va dunque evitato con una costante manutenzione». A dieci anni dal risanamento che coinvolse un centinaio di operatori gli affreschi non hanno sofferto grazie a tutta una serie di accorgimenti: la tanto vituperata bussola d'ingresso, la limitazione del numero di visitatori e della durata di permanenza nella cappella, la pedana che copre l'impiantistica, rivestita di una particolare moquette antipolvere, l'aria leggermente in sovrapressione e la recente rimessa a nuovo delle vetrate. «Il Comune protegge Giotto con una conservazione programmatica - sottolinea l'assessore alla Cultura, Andrea Colasio - solo così possiamo tenere sotto controllo tutte le variabili evitando interventi d'emergenza su un monumento che resta un'insuperabile testimonianza di civiltà e che nasce dalle ambizioni regali degli Scrovegni. Enrico subì la crisi dell'istituzione comunale e mori in esilio, mentre in città trionfavano i Carraresi, ma nel suo testamento fu molto deciso su dove dovesse essere sepolto: all'ombra degli affreschi commissionati a Giotto».