Una delle relazioni di Gas Natural accompagnate al progetto definitivo illustrato oltre un mese fa in Regione L'occhio, si sa, vuole la sua parte. Anche quando si tratta di costruire un impianto di rigassificazione. Lo dimostrano gli sforzi compiuti da Gas Natural per individuare gli accorgimenti "estetici" capaci, se non proprio di far passare inosservato il previsto terminal di Zaule, quantomeno di ridurne l'impatto visivo. Un corposo elenco di soluzioni di "natura cromatica, vegetazionale e architettonica , si legge nella relazione allegata al progetto definitivo consegnato di recente a Regione ed enti locali, elaborato dal colosso spagnolo per soddisfare le tante prescrizioni a cui il ministero dei Beni culturali aveva vincolato il parere favorevole perla procedura di Via. Oltre che di sicurezza, chiaramente l'aspetto più delicato dell'operazione gnl, Gas Natural è stata cioè chiamata ad occuparsi anche di aspetti più "frivoli" come «l'elaborazione di ipotesi progettuali relative ad opere di mitigazione ambientale, che coinvolgano l'infrastruttura nella sua interezza». Bersaglio di queste attenzioni, per espressa indicazione di Roma, devono essere tante le opere a mare - vale a dire le dotazioni per l'accesso, la manovra e l'attracco delle navi metaniere tra cui la piattaforma di scarico e un pontile di collegamento con l'impianto lungo poco più di 96 metri -, quanto quelle terra. Chiaramente, però, saranno proprio queste ultime, definite «la parte più impattante dell'infrastruttura», a richiedere le maggiori energie. Nel capitolo opere a terra, infatti, rientrano i serbatoi di stoccaggio temporaneo del gnl, che avranno un diametro esterno di circa 81 metri e un'altezza di 51, l'impianto di rigassificazione vero e proprio, dotato di sistemi di recupero e condensazione dei vapori, gruppi di pompaggio e vaporizzatori, nonchè una serie di edifici alti 4 metri che ospiteranno gli uffici, la sala di controllo del generatore, l'officina e la stazione dei vigili del fuoco. Tutte strutture che, inevitabilmente, richiameranno l'attenzione anche del passante più distratto. Come ridurre quindi il «disturbo visivo» e provocato dalla presenza di questi nuovi, grandi manufatti, peraltro inseriti in un contesto, quello dell'area ex Esso, già pesantemente condizionato dal punto di vista paesaggistico? Abbandonando la scelta del maxi terrapieno ad altezza costante, immaginata nel progetto preliminare, e sostituendolo con una serie di dunette dall'andamento più ritmate. La soluzione individuata per convincere il ministero dei Beni culturali, quindi, segna un netto cambio di rotta rispetto al passato. Il colle largo 30 metri e alto 20 pensato in un primo momento, viene ora sonoramente bocciato perchè «sarebbe esso stesso elemento di disturbo visivo a causa di un andamento costante che non si sposa con la morfologia del paesaggio circostante». L'alternativa? Andare a rimodellare la superficie sulla quale sorge il rigassificatore attraverso l'uso di forme e geometrie ispirate all'ambiente in cui va a inserirsi. Via libera quindi a «una trama di forme triangolari con pendenze diverse che andrà a ricostruire una vera e propria natura artificiale». Una natura arricchita poi da essenze arboree e terreni colorati, che andranno ad "abbracciare" i serbatoi di stoccaggio. Insomma una soluzione pro-gettuale dall'obiettivo ambizioso: fondere il paesaggio naturale con quello industriale. «Osservando l'impianto da Muggia - precisa la relazione - l'artificialità delle linee orizzontali risulterà mitigata attraverso le articolazioni verticali che consentiranno di ridurre la scala dei serbatoi».