Chiuso per il rischio di crolli uno dei luoghi più suggestivi del patrimonio storico-artistico italiano: l'Antro della Sibilla cumana ai Campi Flegrei. Per tutelare l'incolumità dei visitatori, è stata isolata la sala dove - secondo la leggenda - la Sibilla vaticinava il futuro. Crolli e infiltrazioni, a rischio l'Antro della Sibilla Cedimenti dalla volta: off limits l'inizio della galleria. Transennati i templi e l'acropoli Soprintendente informata con un dossier ma la richiesta d'intervento non ha avuto ancora esito POZZUOLI. L'Antro della Sibilla cumana è a rischio crollo e per tutelare l'incolumità dei visitatori la parte iniziale della galleria è stata interdetta da due nastri segnaletici: per raggiungere la sala dove - secondo la leggenda - la Sibilla vaticinava il futuro bisogna adesso uscire dal tunnel tufaceo, percorrere un centinaio di metri all'esterno della galleria e poi rientrarvi attraverso un'apertura laterale. Un percorso tortuoso che rovina l'atmosfera di mistero, che da sempre accompagna l'Antro, e che provoca l'inevitabile disappunto dei visitatori. Come segnalato alcuni giorni fa da un gruppo di turisti in visita all'area archeologica di Cuma in cui si trova la galleria di tufo vulcanico dal tracciato rettilineo, che corre con la sua caratteristica forma trapezoidale per oltre centotrenta metri sotto il monte dell'antica acropoli cumana. Un antro che da quasi duemilacinquecento anni è un sito pieno zeppo di misteri e di leggende legate all'astrologia e al culto dei morti. Storie narrate anche da Virgilio. Qualche mese fa dal soffitto si staccarono pezzi di tufo, ancora visibili nell'area interdetta. Pericoli di crollo che persistono, al punto da convincere il responsabile dell'area archeologica di Cuma, l'archeologo Paolo Caputo, a chiudere parzialmente il percorso pedonale chiedendo l'intervento dell'ufficio centrale della sovrintendenza ai beni archeologici. Ma quel nastro bianco e rosso consunto dall'umido è ancora lì, a guastare l'immagine immortalata da migliaia di flash e fotocamere digitali dei tanti turisti che si recano negli scavi cumani. E c'è poi il problema delle infiltrazioni di acqua piovana: evidenti anche nel vano quadrangolare alla fine del tunnel tagliato nel tufo intorno al IV secolo a. C. per ragioni di difesa militare, ma che la tradizione da sempre designa come la mitica sala nella quale la sacerdotessa seduta sul suo trono prediva il sibillino futuro. Mancano i fondi. E così chi si reca a Cuma si trova nel bel mezzo di un percorso irto di ostacoli. Dall'area del Tempio di Apollo a quello di Diana, fino ad arrivare ai piedi delle fortificazioni dell'acropoli è un fiorire di nastri segnaletici che sbarrano il passo ai turisti e ostacolano persino la visuale. Reti che servono a delimitare le aree di scavo ancora aperti, ma anche i tratti nei quali la staccionata di legno a strapiombo è stata divelta o dove sono crollati calcinacci delle mura di duemila anni fa. Per non parlare poi delle sconnessioni del pavimento di epoca romana che collega l'area dell'acropoli con la zona sottostante. Eppure tutto citi stride in modo eclatante con il boom di presenze registrato negli ultimi mesi: nella sola settimana dedicata alle Giornate europee della cultura, a ottobre scorso, si registrarono quasi cinquemila presenze. Un sito archeologico che è un fiore all'occhiello anche per quanto riguarda la ricerca scientifica, con due campagne di scavo gestite ogni anno dagli studiosi della Federico II e della Seconda università degli studi di Napoli. È di pochi mesi fa, tra l'altro, l'importante ritrovamento delle tombe di epoca paleocristiana e degli affreschi altomedievali scoperte nello scavo nell'area del Tempio di Giove, condotto lo scorso autunno da una equipe di studiosi della facoltà di Lettere e filosofia della Sun guidati dal professore Carlo Rescigno. Uno scrigno archeologico dal valore incommensurabile e dalla portata storica, per meglio decifrare la genesi affascinante e ancora poco conosciuta del cosiddetto Tempio di Giove, mentre l'Antro della Sibilla va in malora.