Umberto Broccoli sovrintendente ai Beni culturali di Roma capitale "Caro direttore, una soluzione possibile ai problemi millenari del Colosseo sembrava essere l'intervento di Diego Della Valle e del suo gruppo a garantire un finanziamento straordinario di 25 milioni di euro. Progetto fatto, pareri acquisiti, procedura avviata, attesa creata, la prospettiva di avere il Colosseo in ordine in qualche anno, insomma tutti pronti e... là! Fatto! Spunta il cavillo. Diversamente dai suoi simili (purosangue da corsa) il cavillo sempre purosangue è, ma da rallentamento. E, anziché saltare gli ostacoli come nella tradizione del miglior concorso ippico ne crea a dismisura. Perché stupirci: l'italiano sembra avere fretta, ma ama la moviola. Perché lamentarci nel vedere un rallentamento nell'«operazione Colosseo» (nulla a che vedere con l'omonima di qualche anno fa): è l'applicazione pedissequa del teorema un problema per ogni soluzione. C'era la possibilità di vedere il Colosseo restaurato, riaperto integralmente grazie ad un progetto curato dall'amministrazione dei Beni culturali e finanziato da un privato, c'era la prospettiva di vedere chiusi i lavori, tutti i lavori, nel 2014, c'era la novità di applicare la collaborazione pubblicoprivato (ne ricordiamo gli esiti più che positivi sul Michelangelo della Cappella Sistina) e di restituire al mondo uno dei monumenti più rappresentativi e visitati del mondo, c'era questo e altro, ma si è pensato bene di far circolare il cavillo fuori dalle stalle dell'immobilismo. Perfetto. E, magari, continuare a piangere sui tagli alla cultura, sui crolli dell'intonaco (veri o presunti), litigando sulle competenze Statoprivati (come quei capponi di Renzo, sempre attuali), denunciando l'inadeguatezza altrui. Già: l'inadeguatezza è sempre altrui, tendenzialmente di chi trova soluzioni. Due riflessioni sussurrate, senza offesa per nessuno. La prima. Magari il cavillo riprende la sua corsa se foraggiato bene. Si pianta di fronte all'ostacolo per ottenere il pabulum, il pasto abbondante e necessario per ripartire. Sempre magari per far saltare il cavillo, occorrono biada buona e il soddisfacimento di ogni altra richiesta. Questo potrebbe spiegare perché qualcuno ama veder correre i cavilli (magari!). La seconda, in clima «previsione di fine del mondo dei Maya». Tra il 673 e il 735 viveva un signore di nome Beda, monaco anglosassone, colto, erudito autore di un'opera chiamata De rerum natura. Il testo è una specie di grande enciclopedia, divenuta poi il fondamento di buona parte della cultura dell'Occidente medievale. Troviamo in Beda previsioni catastrofiche, previsioni legate alla fine del mondo. Previsioni che non devono stupire, poiché, tentare di conoscere il destino della terra, era il quesito scientifico per eccellenza. Beda sentenzia: Quamdiu stabit Colysaeus stabit et Roma Quando cadet Colysaeus, cadet et Roma Quando cadet Roma, cadet mundum (Fin tanto che starà in piedi il Colosseo, starà in piedi anche Roma Quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma Quando cadrà Roma, cadrà il mondo»). Lo vogliamo restaurare questo Colosseo?
Quel cavillo contro il Colosseo
Umberto Broccoli, sovrintendente ai Beni culturali di Roma capitale, ha espresso preoccupazione per la mancata realizzazione del progetto di restaurazione del Colosseo. Il progetto, finanziato da Diego Della Valle, era stato iniziato ma non completato. Broccoli ha affermato che la soluzione ai problemi del Colosseo sembrava essere stata trovata, ma che il progetto è stato bloccato. Ha anche criticato l'applicazione pedissequa del teorema "se non è fatto, non è fatto" e ha sottolineato che la collaborazione pubblicoprivato potrebbe aver aiutato a trovare soluzioni.
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