È stata presentata ieri nella sede della Provincia di Trento un'importante scoperta archeologica effettuata in val di Non nel luglio scorso. Si tratta di un forno fusorio per l'argento risalente al 1200, rinvenuto a Marcena di Rumo. Unico esempio del genere nell'Europa centrale, in quanto esistono reperti dello stesso tipo solo in Inghilterra e sono molto più recenti, il manufatto è di probabile utilizzo artigianale, legato all'economia dell'estrazione e del commercio dell'argento. Situato a livello sotterraneo, molto ben conservato, è formato da un lungo tunnel, di circa 8o metri, da cui si diparte una serie di stanze e di spazi che sembrano forni e camini. L'assessore alla cultura Franco Panizza ha illustrato le dinamiche della scoperta, avvenuta in circostanze inusuali, ed ha accennato un idea di progetto per favorire le visite e lo sfruttamento a scopo didattico del sito. «Il forno si trova ad alcuni metri di profondità in La struttura Una parte del forno fusorio rinvenuto a Marcena di Rumo in val di Non. Dal tunnel si dipartono stanze e camini un terreno di campagna di proprietà della famiglia Ebli di Rumo, pare infatti che dell'esistenza del sito fossero a conoscenza da diversi decenni alcuni membri della famiglia ma non venne mai considerato un reperto importante e nessuno si preoccupo di avvisare la sovrintendenza ai beni culturali ha spiegato l'assessore . L'ii luglio del 2011 però il signor Sergio Vegher, dell'associazione artigiani di Rumo, ed alcuni colleghi hanno fatto un sopralluogo in un punto dove il terreno era ceduto in seguito ad una forte pioggia e il reperto si è rivelato in tutta la sua dimensione». Il sito infatti è costituito da un corridoio a forma di esse lungo circa 8o metri con diverse aperture nel tratto iniziale che danno su degli spazi paralleli al torrente Lavazzè che si trova poco distante. L'architetto Paolo Zamatteo, esperto di storia mineraria, è stato chiamato in causa per decifrare i molti indizi che il corridoio e le camere adiacenti hanno lasciato dopo oltre 8 secoli di storia. «Si tratta di un tunnel interamente voltato in pietra alto 140 centimetri e largo 80, le camere che si aprono lungo questo corridoio avevano diverse funzioni, alcune strettamente adibite alla fusione del argento ha detto l'esperto , altre avevano la funzione di incamerare il fumo che si sviluppava dalla lavorazione e permetterne l'uscita in superficie». Dopo l'entusiasmo della recente scoperta ora la Provincia medita di recuperare l'importante sito per renderlo accessibile al pubblico, sviluppando in parallelo un progetto di valorizzazione degli antichi sentieri che i minatori percorrevano per raggiungere le miniere della val di Rumo e di parte della val di Non tedesca, in questo progetto infatti sono coinvolti i comuni di Rumo, Livo, Revò e Proveis in Alto Adige. Per tutti coloro che sono interessati ad approfondire il tema il comune di Rumo ha organizzato un incontro pubblico presso l'auditorium del paese con la partecipazione di Paolo Zamatteo, Manuela Flaim e Sergio Vegher, che si terrà domani alle 20.30.