Il patron di Tod's sui 25 milioni investiti: «È il valore di mercato. Se qualcuno vuole offrire di più noi gli lasciamo il posto» L'intenzione era quella di mollare tutto, riprendersi i soldi (dieci milioni già versati a titolo di fidejussione e altri 15 da spendere), salutare e dimenticarsi del Colosseo e di tutte le polemiche di questi giorni nate intorno all'operazione di restauro. L'incontro di ieri con il ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, l'ha, però, in parte fatto recedere dai propositi iniziali. Così Diego Della Valle ha deciso di restare e aspettare che i magistrati - amministrativi, ordinarie contabili - dicano la loro. «Sulla base dei risultati delle indagini - ha affermato il patron della Tod's - prenderemo le nostre decisioni. Speriamo facciano presto». Il primo a pronunciarsi sarà il Tar Lazio: entro fine mese dovrà dire se le procedure seguite dal ministero dei Beni culturali per affidare a Della Valle la sponsorizzazione del restauro del Colosseo sono state regolari. «In questa situazione - ha sottolineato l'imprenditore marchigiano - noi siamo solo spettatori, ma non vogliamo che il nome dell'azienda, quotata in Borsa e conosciuta in tutto il mondo, continui a essere associato a sospetti di scarsa trasparenza. Per quanto si tratti di una polemica costruita sul nulla: tutte le carte sono pubbliche. In tanti anni di lavoro non mi era mai capitata una vicenda così incredibile, che fa pensare a una regia». Della Valle ha ribadito che le notizie sulla commercializzazione dell' intervento sul Colosseo sono infondate: «Non c'è nessuna intenzione di sfruttamento dei progetti di restauro, niente logo dell'anfiteatro su alcun nostro prodotto, se non la possibilità di aggiungere sulla carta intestata la dicitura di sponsor e di affiggere, durate i lavori, pannelli promozionali di dimensioni contenute. Per il resto, sarà l'associazione "Amici del Colosseo" a promuovere in Italia e all'estero la conoscenza degli interventi sul monumento». Per mister Tod's la fmalità della sponsorizzazione è solo quella di aiutare il patrimonio culturale del nostro Paese, «senza alcuna contropartita. La nostra iniziativa- ha aggiunto Della Valle - voleva servire anche da apripista. Ma con questi presupposti, trovare altri imprenditori disposti a investire nel sociale sarà ancora più difficile, tanto più all'estero». Ed è proprio per evitare che ciò accada, che il ministro Ornaghi ha invitato Della Valle a fare un passo indietro. Il buon esito dell'iniziativa, che vede per la prima volta pubblico e privato affiancati in un'operazione di tutela e valorizzazione di tale importanza, è «significativo e paradigmatico - si legge in una nota dei Beni culturali - in una fase in cui il Paese intende rilanciare fattori e motivazioni del proprio sviluppo». E circa il fatto che i 25 milioni della sponsorizzazione siano pochi, perché l'operazione ne vale almeno zoo, Della Valle ha replicato che «si tratta del valore di mercato. Se qualcuno vuole offrire di più si faccia avanti. Noi gli lasceremo il posto».