Per il sindaco di Palaia si rischia di perdere un unicum paesaggistico. A spaventare sono le spese per la ristrutturazione Provincia di Pisa e Belvedere di Peccioli nel 2004 hanno acquistato separatamente l'ex tenuta Gaslini. La Provincia ha tentato per tre volte di vendere all'asta la parte di propria pertinenza, dopo aver avviato un'azienda agricola. Viceversa la Belvedere mai ha pensato di cedere i suoi 866 ettari con 36 casali, benché l'arrivo della crisi abbia ridimensionato i progetti di valorizzazione con il concorso d'idee infruttuoso e il fondo d'investimenti privo di risultati. La finanziaria del 2007, messa a punto dal governo Prodi, ha imposto agli enti pubblici la vendita di beni estranei ai fini istituzionali. di Antonio Valentini Macché rilancio. L'amministrazione provinciale di Pisa vuole solo vendere quei 611 ettari dell'ex tenuta Gaslini, autentico museo a cielo aperto della Toscana rurale d'inizio '900. Deve farlo per necessità e per legge dopo averli acquistati otto anni fa, nel tentativo di alleggerire il proprio bilancio e adempiere alla legge finanziaria del 2007, che agli enti pubblici impone di cedere i beni privi di finalità istituzionali. Se anche il prossimo tentativo di vendita andasse a vuoto - asta o trattativa privata che sia -, la proprietà potrebbe essere divisa in due e venduta separatamente, sempre che vi sia un compratore con la voglia di sfidare la crisi e investire nella campagna toscana lasciandola com'è. Il sindaco di Palaia Alberto Falchi, che a dispetto della sua partecipazione minoritaria nella società con la Provincia (0,33 di quote, capitale sociale di 50mila euro) governa gli assetti urbanistici dell'area, riassume le convinzioni prevalenti: «Siamo per l'alienazione in blocco - chiarisce -. Non possiamo perdere l'unicum paesaggistico dell'ex tenuta Gaslini. Se un altro tentativo si rivelasse vano, potremmo dividere e vendere separatamente». La crisi, d'altra parte, condiziona la fantasia. A spaventare i possibili acquirenti non è tanto la base d'asta (17,5 milioni), quanto la spesa necessaria per la ristrutturazione dei 33 casolari, della fattoria di Montefoscoli e della Tabaccaia, per una superficie coperta che si aggira sui 20mila metri quadrati. Vale a dire 60-70 milioni calcolati per difetto. Altrettanti ne servirebbero per gli 866 ettari di tenuta ubicati nel territorio comunale di Peccioli, acquistati sempre nel 2004 dalla Belvedere Spa. In realtà la crisi finanziaria batte forte sul settore immobiliare, orientando verso altre scelte i pochi investitori disponibili: meglio comprare un blocco di appartamenti in città - anche se affittai - che una grande tenuta in un luogo immacolato, poiché la ripresa del mercato partirà dai centri urbani. Tanto più che nella tenuta le volumetrie sono bloccate. O quasi. Il sindaco Falchi mette infatti le mani avanti: «Sono previsti una quindicina di nuovi appartamenti a ridosso dell'abitato di Montefoscoli. E comunque, nessun aumento di volumi, al massimo consentiremo di trasferirli. Si tratta però di casi sporadici, circoscritti a edifici diroccati o costruiti in zone difficilmente accessibili». Come se non bastasse, la crisi del credito ha complicato il quadro vanificando i risultati della seconda asta bandita dalla Provincia. La Futura Immobiliare se l'era aggiudicata, ma neppure ha pagato la prima tranche, costringendo la Provincia a una causa civile. In attesa della sentenza, il giudice ha imposto all'impresa il deposito cauzionale di un milione. Tuttavia, nel caso in cui la decisione sia dividere la tenuta per vendere meglio, il consiglio provinciale dovrà modificare il mandato di cessione unitaria affidato al Presidente. E benché i socialisti abbiano già annunciato di volere chiarimenti su tutta la vicenda, Andrea Pieroni non dovrebbe incontrare ostacoli insormontabili: «Cercherò di gestire al meglio questa fase - spiega Pieroni -. Devo cercare una o più persone che siano disposte ad acquistare e a valorizzare l'area, sempre che il consiglio mi dia il mandato per farlo». L'ipotesi di confluire nel fondo Finev rilanciata da Renzo Macelloni, presidente e amministratore delegato della Belvedere, non è presa in considerazione. Troppe differenze di partenza e troppi attriti accumulati negli anni. Poi le idee sulla valorizzazione di quei 1477 ettari - tanti ne misurava la tenuta prima della divisione - continuano a essere diverse, sia sul piano delle modalità di vendita (se unitaria o frazionata) sia su quello della gestione delle due aziende agricole. Se Belvedere ha riaffidato la concessione dopo il flop della cooperativa che lavorava i terreni, la Provincia ha azzerato gli investimenti in attesa della vendita, a partire dalla cantina. Alberto Mariannelli, amministratore unico della società interamente partecipata dall'amministrazione provinciale, spiega perché: «Chi acquista deve decidere quali vini produrre, se di alto o di comune profilo. In base alla scelta modulerà l'investimento». Insomma, obiettivi definiti e nessun progetto per realizzarli. E' questo il problema che da otto anni affligge l'ex tenuta Gaslini
TOSCANA - Ora vendere la fattoria: anche a pezzi
La Provincia di Pisa e la Belvedere Spa, proprietaria di 866 ettari di tenuta Gaslini, hanno tentato di vendere separatamente i 611 ettari dell'ex tenuta Gaslini, acquistati nel 2004. La Provincia ha tentato di vendere la parte di propria pertinenza, mentre la Belvedere Spa ha mai pensato di cedere i suoi 866 ettari. La finanziaria del 2007 ha imposto agli enti pubblici di vendere beni estranei ai fini istituzionali. Se la vendita andrà a vuoto, la proprietà potrebbe essere divisa in due e venduta separatamente. Il sindaco di Palaia, Alberto Falchi, è contrario alla divisione della tenuta e vuole vendere in blocco.
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