La Fondazione ha già messo on line 140 mila foto P er capire l'importanza della collezione di cataloghi d'asta accumulata da Federico Zeri in un'intera vita, basti dire che sono circa 37.000, contro i 20.000 della raccolta nazionale di palazzo Venezia a Roma. Dello studioso abbiamo varie volte parlato: del suo gusto per i percorsi non accademici, del suo «fiuto» basato su un'immensa competenza storica, stilistica, tecnica, che gli permetteva di riconoscere, collegare, attribuire opere. I cataloghi erano uno strumento essenziale per questa attività, insieme alla ricchissima biblioteca e alla fototeca, che comprendeva alla sua morte circa 300.000 fotografie (di grande pregio) di opere d'arte. I cataloghi erano datati dalla seconda metà dell'Ottocento alla fine degli anni Novanta; erano stati raccolti presso le più grandi case d'asta francesi, inglesi, tedesche, italiane, ma anche in altri paesi, dall'Ungheria agli Stati Uniti. Erano, come i libri, come le foto, annotati dallo storico d'arte, che si serviva di essi per ricostruire le strade prese dalle opere d'arte in seguito alla dispersione di vecchie collezioni, per confrontare dati, verificare attribuzioni e molto altro. Un patrimonio vivo, che oggi torna alla luce grazie alla Fondazione Zeri. Questo istituto bolognese, che ha avuto in eredità i materiali raccolti dallo studioso, ha già messo online circa 140.000 foto e reso disponibili gran parte dei libri nella biblioteca di Santa Cristina, in piazzetta Morandi. Ora, grazie a un accordo tra Università e Regione, realizzato con l'Istituto dei beni culturali, partirà la prima tranche di un progetto di catalogazione che dovrebbe rendere disponibili e consultabili i dati di 12.000 cataloghi d'asta in due anni. «Zeri in alcuni campi ha svolto una ricerca approfondita, forsennata, senza limiti, sì che non si può lavorare in quegli ambiti senza tenerne conto», ha sottolineato Anna Ottani Cavina, direttore della Fondazione, alla presentazione del progetto. Chiara Basalti, responsabile scientifico, ha spiegato che le opere saranno catalogate in due modi: con i criteri del Polo librario bolognese e con una scheda di un database specifico, consultabile sul sito della Fondazione, che permetterà di ricercare per le opere la data, il luogo e il codice d'asta. Un ulteriore incrocio si potrà realizzare con le fotografie online dell'archivio di Zeri, che documentano, con note dell'autore, le opere vendute. Un tale sistema sarà modellato su quelli internazionali e diverrà uno strumento di ricerca imprescindibile, modello per altre istituzioni italiane e proposta per arrivare alla creazione di un repertorio unico. Il rettore Dionigi e il direttore dell'Ibc Zucchini hanno evidenziato l'importanza della collaborazione tra Regione e Università per questo lavoro di ricerca all'avanguardia. La Fondazione ora avrebbe bisogno di nuovi spazi, ha ricordato anche il rettore, perché con il suo attivismo continua a attrarre donazioni, anche importanti. Il progetto di catalogazione è finanziato dalla Regione con 50.000 euro. Ma si spera che arrivino nuovi contributi. Anche di privati, che comprendano come la Fondazione, con il suo 64 per cento di volumi unici in Emilia Romagna e 23 per cento di volumi introvabili altrove nel territorio nazionale, sia un polo di ricerca unico nel Nord Italia e una risorsa della città.