«Non ci muoveremo di qui finché non incontreremo il ministro Ornaghi». È chiara la posizione dei manifestanti e degli operai impegnati nella protesta contro la chiusura del sito archeologico di Longola. Associazioni, istituzioni locali, semplici cittadini e i 24 operai del cantiere, da lunedì ufficialmente senza lavoro: tutti impegnati a fermare la decisione della Sovrintendenza ai Beni archeologici di Pompei di sotterrare gli scavi a causa della mancanza dei fondi necessari alla prosecuzione dei lavori. Un primo effetto del presidio permanente ò stata la sospensione dell'arrivo dei camion trasportanti l'argilla con cui si interrerebbero i preziosi reperti appartenenti all'antica civiltà dei Sarrasti. Con essi andrebbero sotterrati i sogni di tanti fra cultori dell'archeologia e semplici cittadini che vedono nel sito di Longola un'imperdibile occasione di attrazione turistica e sviluppo economico per i territori circostanti. Grazie alla pressioni dei manifestanti, dei sindaci del comprensorio e all'impegno profuso dal consigliere regionale del Pd Antonio Marciano e del vice presidente della Regione Campania Giuseppe De Mita, si è ottenuto uno stop temporaneo all'abbandono del sito. L'esponente dell'esecutivo regionale si è impegnato peraltro a stanziare una somma per la valorizzazione dell'area, ma la strada per il pieno recupero di Longola ò tutta in salita. Occorrono infatti circa due milioni di euro per portare a termine le operazioni di scavo e circa un milione per la sua valorizzazione. Soldi che attualmente non ci sono. «Eppure - fa notare Gennaro Barbato, tra i promotori del sit-in permanente - non possiamo assolutamente perdere un patrimonio del genere. Pochi sanno che solo fino ad oggi sono stati rinvenuti ben 500mila reperti archeologici, oltre a circa 80mila resti faunistici». Un patrimonio che potrebbe essere subito valorizzato, sostengono le associazioni, «attraverso la creazione di un museo. Ciò porterebbe in breve tempo uno sviluppo turistico e un immediato ritorno economico». Negli ultimi anni, nell'Agro Sarnese e nel Vesuviano, sono stati portati alla luce importanti reperti di interesse archeologico: dall'antico teatro di Sarno alle ville romane di Terzigno ed Ottaviano, fino alla cosiddetta "Villa Augustea" di Somma Vesuviana, attribuita da alcuni studiosi addirittura all'imperatore romano Ottaviano Augusto. Ma il sito di Longola, fanno rilevare i manifestanti, «non ò secondo a nessuno in quanto ad importanza storica ed archeologica. Basti pensare che qui sotto c'è un intero villaggio di palafitte di età assai più antica dei più famosi Scavi di Pompei ed Ercolano. Si tratta di una scoperta forse unica nell'intera Europa». Per ora da Roma tutto tace. Mentre la macchina della politica è in azione per trovare le possibili soluzioni praticabili, intanto la protesta prosegue senza sosta nel freddo delle campagne di Poggiomarino.
CAMPANIA - Longola, protesta a oltranza
I manifestanti e gli operai impegnati nella protesta contro la chiusura del sito archeologico di Longola, in Campania, hanno ottenuto uno stop temporaneo all'abbandono del sito grazie alle pressioni dei sindaci del comprensorio e dell'impegno di alcuni politici. La Sovrintendenza ai Beni archeologici di Pompei aveva deciso di sotterrare gli scavi a causa della mancanza di fondi. I manifestanti sostengono che il sito è un patrimonio storico e archeologico importante e che potrebbe essere valorizzato attraverso la creazione di un museo, portando a uno sviluppo turistico e economico.
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