Degli undici laboratori (tutti in grave sofferenza) almeno cinque rischiano il blocco se non la chiusura per mancanza di personale. E poco importa se l'Opificio delle pietre dure di Firenze è da mezzo millennio il paradiso del restauro mondiale. Il male che l'affligge ha un nome straniero: turnover. Il suo blocco, stabilito da tempo con i tagli governativi ripetuti, ha ridotto di quasi un terzo la pianta organica del grande laboratorio. «Dei 160 dipendenti previsti siamo rimasti in 100, divisi in undici settori denunciano all'Opificio , si stenta a portare a termine il lavoro. A giugno, addirittura, le due sole esperte delle "terrecotte" andranno in pensione e il settore resterà vuoto». Parlare in questi luoghi di terrecotte significa alzare lo sguardo verso i capolavori dei della Robbia e della loro scuola. Gli altri settori a rischio chiusura sono quelli dedicati al restauro di arazzi, tessuti, oreficeria, mosaici. È così grave la situazione che l'assessore alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Scaletti, ha inviato al ministro Lorenzo Ornaghi una lettera-appello. Denunciando una grave crisi legata «alla mancanza di fondi per l'ordinario funzionamento e alla mancata sostituzione del personale». Avvertendo il titolare del dicastero che questa situazione rischia di danneggiare gravemente «una delle scuole di restauro più famose al mondo e un presidio decisivo per la tutela e la conservazione del nostro patrimonio». E che patrimonio! L'Opificio ha restaurato La Madonna del Cardellino di Raffaello, la Pala di San Zeno di Andrea Mantegna, la Croce di Giotto, la Porta del Paradiso del Battistero di Firenze, la grande Decollazione del Battista conservata nella cattedrale di Malta, solo per citare alcune opere. In questo momento nei laboratori c'è un Leonardo: l'Adorazione dei Magi, in osservazione prima di un eventuale (e delicatissimo) restauro. «Ogni anno arrivano decine di opere straordinarie dice il consigliere regionale Mauro Romanelli che ieri ha rilanciato l'allarme con un documento. L'Opificio collabora con i più importanti musei al mondo, Louvre compreso. Un esperto dell'istituto è presente nella commissione internazionale che sovrintende al restauro della Sant'Anna di Leonardo. Non possiamo permetterci il rischio di mutilarlo».