Anche se nel corso dei secoli di scontri ne ha visti tanti, alla diatriba che in questi giorni lo vede protagonista probabilmente fa fatica ad abituarsi. Il Colosseo e il suo restauro sono, infatti, più che mai sulla scena. Dopo il Tar, chiamato a esprimersi nei prossimi giorni, anche la magistratura ordinaria e la Corte dei conti hanno deciso di occuparsi dell'anfiteatro più famoso del mondo. In tutti e tre i casi l'argomento è lo stesso: l'accordo di sponsorizzazione del restauro del Colosseo che il ministero dei Beni culturali- e, nello specifico, l'ex commissario straordinario all'area archeologica romana, Roberto Cecchi, ora sottosegretario - ha concluso a gennaio 2011 con l'imprenditore marchigiano Diego Della Valle, proprietario della Tod's. Intesa che prevede il versamento da parte di Della Valle di 25 milioni - dieci dei quali già depositati a titolo di fidejussione - che serviranno per rimettere in sesto i prospetti del monumento, le cancellate, gli impianti, nonché per realizzare un centro servizi. L'accordo è finito nel mirino della Uil Beni culturali e del Codacons, che hanno chiamato in causa le varie magistrature e l'Antitrust. In particolare, il sindacato ha presentato a marzo 2011 un esposto-denuncia che ha indirizzato alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei conti. Organi che hanno deciso - secondo quanto riferito ieri dalla Uil- di aprire un fascicolo sul tema. Mossa che segue di poco quella dell'Antitrust, che, interpellata dal Codacons, a fine dicembre ha emesso un parere con il quale ha di fatto bocciato per mancato rispetto delle regole della concorrenza la procedura per la sponsorizzazione seguita dal ministero (si veda Il So- le 24 Ore del 29 dicembre). Sempre il Codacons ha presentato un ricorso al Tar Lazio che verrà discusso a breve. Di tutto questo fuoco di fila sul restauro del Colosseo, ilrilievo più pesante rimane, al momento, quello dell'Antitrust, che però non blocca i progetti, tant'è che le gare per appaltare i lavori sui prospetti e quella per la realizzazione del centro servizi vanno avanti. Dal ministero dei Beni culturali continuano a sostenere la legittimità e la trasparenza di quanto fatto, rimarcando come l'intera procedura sia stata sotto- posta alle regole del codice degli appalti, per quanto l'accordo di sponsorizzazione sia "orfano" di regole precise e dunque non ricada sotto quelle che disciplinano le gare pubbliche. «Sono tranquillo», ha ribadito anche ieri Roberto Cecchi, che ha ricordato come nessuno degli altri soggetti interessati all'accordo (Ryan Air e Fimit) abbiano presentato ricorso una volta che l'intesa è stata chiusa con Della Valle. E anche dalla Tod's sottolineano la regolarità delle procedure e l'inesistenza di un piano di sfruttamento commerciale dell'operazione, se non attraverso la sistemazione di pannelli lungo il monumento (che durante i lavori rimarrà aperto) e la futura diffusione del know-how relativo ai progetti da parte di un'associazione ad hoc. Al coro di voci in difesa dell'accordo di sponsorizzazione si è unita quella del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che si è detto «indignato» e ha puntato il dito contro chi vuole far andare a monte l'operazione. Non siamo contro il restauro del Colosseo e non intendiamo bloccarlo - ha replicato con una nota la Uil Beni culturali - e il problema non è Della Valle, «che ha fatto bene il proprio mestiere», ma il ministero, che ha commesso «un errore di valutazione», chiudendo a 25 milioni un contratto di sponsorizzazione che «qualsiasi economista» valuterebbe di 200 milioni. La parola ora passa al Tar.