Quella dell'Antitrust era solo una raccomandazione, ma questa sì che è una grana vera. Non bastavano il Tar e l'Agcm, sull'accordo per salvare il Colosseo entra a gamba tesa anche la Procura. Si parla di abuso d'ufficio. Sono solo ipotesi, ma quello che è certo è che a piazzale Clodio hanno aperto un fascicolo di indagine, per ora contro ignoti, sulla sponsorizzazione da 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo affidata alla Tod's di Diego Della Valle dal commissario delegato per gli interventi urgenti nelle aree archeologiche di Roma e Ostia antica, Roberto Cecchi, e dal ministero dei Beni culturali. L'inchiesta, affidata al pm Maria Letizia Golfieri, è stata avviata sulla base dell'esposto presentato all'indomani della sigla dell'accordo, il 21 gennaio scorso, dalla Uil Beni e attività culturali. E non è tutto. Secondo la Uilbac, il caso è all'esame anche della Corte dei Conti. I rappresentanti del sindacato sono già stati ascoltati. Hanno raccontato la loro versione dei fatti chiedendo ai giudici di fare luce «sulle eventuali responsabilità penali ed erariali relativamente alla convenzione segreta concernente il cosiddetto restauro del Colosseo», sottolineando che l'accordo con la Tod's «a tutt'oggi non pubblicato, rappresenta una dismissione del Colosseo e su questo non c'è mai stato un qualsiasi parere del Comitato tecnico scientifico dei beni archeologici». Nell'esposto-denuncia la Uil sostiene che c'è stata «una errata e grave sottovalutazione fatta dal Commissario delegato ed eventualmente dalla Soprintendenza archeologia di Roma circa la valutazione economica di un accordo che qualsiasi economista valuta superiore ad oltre 200 milioni di euro, considerando l'esclusività concessa e la durata superiore ai 15 anni con un piano di comunicazione e di commercializzazione utilizzabile in tutto il mondo». Non la pensa così, ovviamente, l'ex sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro: «Dire che la convenzione con la Tod's sia segreta è pura follia. Quell'accordo è stato scomposto, girato e rigirato, se n'è parlato su giornali e tv, 11 articoli e 4 clausole passati ai raggi X, e non ci sono mezze misure. Basta andare a vedere gli archivi dei quotidiani». Per l'esponente pidiellino «si tratta di cose arcinote: l'esposto venne presentato dal segretario nazionale della Uil-Mibac, Gianfranco Cerasoli, oggi dirigente generale alla Siae. Già abbiamo polemizzato. E ed è stato sempre un confronto appassionato e per certi versi appassionante. Mai dibattito fu così pubblico, aperto, visibile e duro. Ma è giusto che sia così, conclude, stiamo parlando del monumento più famoso al mondo, che il mondo ci invidia e del quale abbiamo tutti, il dovere di parlare. Basterebbe poi tutelarlo questo benedetto monumento. E finalmente restaurarlo». Alza la voce anche il sindaco Alemanno: «Lasciateci restaurare il Colosseo. Cosa volete fare? Volete farlo cadere a pezzi? A furia di Tar, Antitrust, Procure, Corte dei conti? Vogliamo far sì che il consorzio privato si riprenda i 25 mln di curo e ci saluti?». Se non fosse la solita triste storia all'italiana, dei veti incrociati che rigettano nell'inerzia, sarebbe anche da ridersela un po'questa storia, come fa il comico romano Maurizio Battista: «Ma sì, leviamolo di mezzo, che dobbiamo farcene di quest'anticaglia?».
ROMA - Colosseo, un altro stop al restauro Ora indaga la procura. Alemanno: Volete farlo cadere a pezzi?
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine sull'accordo per il restauro del Colosseo tra la Tod's di Diego Della Valle e il ministero dei Beni culturali. L'accordo è stato firmato dal commissario delegato Roberto Cecchi e vale 25 milioni di euro. La Uil Beni e attività culturali ha presentato un'esposto all'indomani dell'accordo, accusando Cecchi e il ministero di abuso d'ufficio. La Corte dei Conti e la Uilbac stanno anche indagando sul caso. I rappresentanti della Uil sostengono che l'accordo rappresenta una dismissione del Colosseo e che non è stato pubblicato.
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