Tesori dimenticati - La Società Archeologica denuncia l'incuria che minaccia l'asse strategico di via Cesare Cantù Mentre prepara iniziative da bollire in pentola in questi giorni per dare impulso alla tutela dei beni culturali del Parco Spina Verde, la Società Archeologica Comense scende in campo per salvare alcune aree monumentali di pregio del centro. «Aosta, Trento e Brescia, pur avendo meno in termini di singoli beni, fanno molto di più per la salvaguardia e la promozione», tuona il presidente dello storico sodalizio, l'ingegnere Giancarlo Frigerio. Oggetti del suo sdegno sono il sistema monumentale che fa perno sull'asse di via Cesare Cantù e, pur valorizzato dalla recente apertura dell'autosilo dell'ospedale Valduce, il parco archeologico delle antiche terme romane di viale Lecco. «In via Cantù c'è un complesso di grande interesse - dice - Oltre a Porta Torre ci sono le colonne del liceo classico Volta (spesso mira dei writer, ndr) e poi la chiesa di Santa Cecilia, la casa natale dell'architetto futurista Antonio Sant'Elia, le mura romane (tra l'ex media Parini e il classico stesso) e l'antica Porta Pretoria». In particolare, le mura e la Porta non fanno dormire sonni tranquilli a Frigerio. Di recente la Soprintendenza ha ammesso che le mura sarebbe meglio interrarle, per difenderle da erbacce e detriti. E la Pretoria, ossia l'antico accesso monumentale alla città di epoca romana, sprofondato di 4 metri e mezzo a causa della subsidenza, scoperto durante gli scavi del 1914 per costruire l'allora Regio Istituto Tecnico? Di fatto, interrata già lo è, come detto. Ma, beffa tutta italiana, è restaurata. Peccato che nessuno (a parte forse topi e ragni) la possa visitare. Eppure lo si annunciò a gran voce come opportunità imminente non più tardi di un lustro fa. All'epoca si disse chiaro e tondo in conferenza stampa alla presenza dell'allora direttore dei Museo Lanfredo Castelletti, del sindaco di Como Stefano Bruni e dell'assessore alla Cultura Sergio Gaddi che i comaschi avrebbero potuto ammirare, dopo anni di lavori (e 450mila euro spesi), la restaurata Porta Pretoria di via Cesare Cantù. Era il punto da cui partiva il cardo, l'asse viario nord-sud della città. Si sarebbero di fatto schiuse le porte di accesso a un museo già scritto e realizzato, quello delle antiche mura, quasi un chilometro di camminamenti. Ma tutto tace perché, pare, mancano all'appello gli euro per far funzionare questa collezione archeologica. Poco più di cinque anni dopo, l'Archeologica Comense «chiede che sia evitato l'interramento delle mura romane - dice Frigerio - e auspica un momento di riflessione da parte dell'amministrazione comunale. Da tempo la situazione dell'area era critica e la vegetazione cresceva ma abbiamo ritenuto, anche a seguito delle sollecitazioni della Soprintendenza Archeologica della Lombardia e dell'ispettrice Stefania Jorio, che l'amministrazione comunale predisponesse, dopo anni di incuria, un progetto per la sistemazione e la manutenzione dell'area archeologica oltretutto inserita in un contesto scolastico». «Possibile - si chiede Frigerio - che non ci possa essere, almeno questa volta, una utile collaborazione tra Provincia e Comune per reperire i 30.000 euro da destinare alla salvaguardia di queste preziose testimonianze, considerando che la proprietà dell'area è sì comunale, ma che sulla stessa gravitano anche edifici di proprietà provinciale?». E ancora: «È stato valutato comunque il costo del rinterro che deve obbedire a precisi criteri scientifici di salvaguardia delle strutture venute alla luce e non può costituire un semplice riempimento?». L'amarezza prevale: «Possibile che ormai la tutela del patrimonio archeologico non venga presa in considerazione trincerandosi sotto il solito slogan "non ci sono risorse": se un concreto progetto di recupero venisse presentato alla città e si chiedesse la collaborazione dei cittadini, probabilmente qualche "miracolo" potrebbe forse accadere - annota Frigerio - Si parla tanto di città turistica e poi vengono ricoperte e seppellite le nostre più antiche testimonianze». E una nuova bordata ad alzo zero Frigerio la riserva proprio alla Porta Pretoria, databile tra la metà del I secolo a.C. e gli inizi del I d.C., la cui apertura permetterebbe, come detto, di realizzare un circuito archeologico dedicato alle mura di Como: «Quando i cittadini e gli studiosi potranno di nuovo ammirare queste testimonianze? Siamo al paradosso: sono stati finanziati gli interventi, ma il museo è chiuso. Mentre a Trento è visitabile il sito della porta "Veronensis" pur essendo i resti della stessa, dal punto di vista archeologico, non così imponenti e sviluppati in altezza come la nostra, con le due torri e le mura in pietra moltrasina». E, si diceva all'inizio, c'è un altro luogo strategico, per fortuna niente affatto degradato. Le terme di viale Lecco sotto l'autosilo dell'ospedale. «È un museo già pronto, non ci sono barriere architettoniche perché è dotato di ascensore - dice Frigerio - Soprintendenza e Valduce sono disponibili - dice - ad aprirlo al pubblico. E noi, come Società Archeologica, siamo disposti a curare, ad esempio con cadenza mensile, un circuito di visite guidate per valorizzare questo prezioso sito, magari con ulteriori "pacchetti" ad hoc per gruppi su prenotazione. Basta sedersi attorno a un tavolo e le cose si fanno». Lorenzo Morandotti