I consiglieri comunali lanciano l'allarme: «Si continua a costruire dove c'è pericolo idrogeologico» Tra le zone «rosse»: Tremilia (dove sorgerà "Siracusa2") e Pantanelli, ma anche Epipoli e Tivoli Il rischio idrogeologico, a Siracusa: ovvero «cementificazione». L'esempio emblematico è Tremilia: zona considerata pericolosa sotto il profilo idrogeologico eppure indicata nel Piano regolatore generale quale area di nuova edilizia, tanto da meritarsi l'appellativo di «Siracusa 2». Lo stesso vale per l'area dei Pantanelli la cui pericolosità è sottolineata anche nel Piano di assetto idrogeologico (Pai) redatto nel 2006 dalla Regione. E ciò a dispetto della presenza di un centro commerciale e addirittura del centro comunale di Protezione civile. Di questo si è parlato ieri l'altro a palazzo Vermexio, nel corso di una seduta imperniata sul tema proposto dal capogruppo di Grande Sud, Alberto Palestro. «Un paradosso - commenta il capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Giancarlo Garozzo - che ormai poco stupisce vista l'amministrazione di quest'ultimo decennio del territorio. Tremilia e l'area dei Pantanelli sono fra le più pericolose, eppure si continua a costruire». Una questione sollevata anche dal presidente della commissione Urbanistica, Salvo Sorbello, capogruppo di Rinascita Pdl, che sull'argomento ha convocato una seduta per domani mattina all'ufficio tecnico di via Brenta. «Occorre capire bene quali sono le condizioni sotto il profilo del rischio - dice Sorbello - e alla luce di questo comprendere quali conseguenze possono avere le nuove edificazioni. Non è possibile continuare a prevedere nuove case in zone a rischio specie dopo le tragedie di Giampilieri e, per ultimo, quella di Genova che sono l'ennesima dimostrazione di come il territorio vada tutelato e non violentato. È inoltre importante avere un quadro completo dei rischi presenti nelle varie zone della città, per sapere come comportarsi in caso di alluvione». Sorbello suggerisce dunque un Piano di emergenza anche per il rischio idrogeologico. Lo stesso pericolo che vede protagonista, da sempre, il quartiere di Epipoli: allagato a ogni pioggia come ha denunciato Palestro. E per il quale si attende la realizzazione del canale di gronda. «L'amministrazione riesce solo ad accendere mutui e non riesce mai ad accedere a risorse esterne - dice Garozzo -. La maggioranza ha destinato ad altri capitoli i pochi soldi che si tentava di inserire in bilancio per le opere di salvaguardia. Inoltre, i piani annunciati dal sindaco escludono, ancora una volta, la zona di Tivoli che è ad alto rischio». Paolo Romano, consigliere di Fli, ha evidenziato la situazione di Cassibile indicando come pericolosi la zona di via degli Ulivi, contrada Palazzo e il nuovo ponte sulla Statale 115. Per Romano, nella redazione dei piani per il territorio si deve puntare all'interesse generale a non salvaguardare singole posizioni. Ciò che dunque emerge dal dibattito in aula e nelle commissioni consiliari che si sono occupate della questione, è l'esigenza di un chiarimento sulle zone a rischio e il loro sviluppo futuro dettato dal Piano regolatore che dovrà, prima o poi, essere revisionato. 11012012