Due gioielli dell'arte medioevale restituiti alla comunità. La cultura lucana ritrova due tesori nascosti del suo scrigno. A Melfi, nel cuore di quel Vulture tanto amato da Federico II, sono tornate a nuova vita le chiese rupestri di Santa Margherita e di Santa Lucia (gli interventi di conservazione e di valorizzazione sono stati compiuti dalla Fondazione Zétema di Matera in collaborazione con il Comune e la Soprintendenza per i Beni Artistici della Basilicata) e presentate ieri nel corso di una cerimonia andata avanti per l'intera giornata, prima con il taglio del nastro, poi con un incontro a cui ha preso parte il presidente dell'Acri e della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti. Di grande impatto visivo ed emozionale, ed esempi di arte post svevo-angioina, le due chiese si caratterizzano per i preziosi affreschi che richiamano schemi figurativi influenzati da cultura catalana. Tra questi, una vera e propria rarità: una probabile immagine di Federico II di Svevia in tenuta da falconiere ed in compagnia della seconda moglie Isabella e del figlio Corrado. Una raffigurazione fatta nella scena del «Monito dei morti» che è una vera e propria rarità se si considera che l'imperatore venne scomunicato dalla Chiesta e ciò rese quasi inesistenti i suoi ritratti. Insomma, due chiese che rappresentano due tasselli di un mosaico molto più complesso e articolato che vede protagonista buona parte del territorio lucano. «Questa iniziativa è un fatto raro di connubio pubblico-privato», spiega il sindaco di Melfi, Livio Valvano. «È la conclusione di un tassello diretto a rafforzare il recupero dei valori identitari di una vasta area. È il segno di un costante ardimento e della tenacia del Sud»: ribadiscono Raffaele De Ruggiero, presidente Fondazione Zetema, e Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo.