Cade il telone e, come d'incanto, si materializza Villa Bonajuto, bella com'era 27 anni fa, prima che una benna l'aggredisse devastandola. Le ruspe entrarono in azione all'alba del 5 giugno 1985 con la rapidità vorace della speculazione edilizia, con la violenza di chi vuole piegare, con i fatti, la determinata resistenza degli organi di tutela. Per anni la sovrintendenza aveva lottato contro il progetto di costruire un palazzo al posto della villa in stile Decò. Per anni, senza demordere, si era appellata alle leggi preposte alla salvaguardia del patrimonio monumentale e paesaggistico e ora che stava per avere la meglio, superati mille ostacoli e un clima compiacente verso chi conta, i proprietari della villa tentano il blitz e danno avvio alla demolizione. Prima che sorga il sole. Allora l'indignazione dei cittadini e l'intervento tempestivo della magistratura bloccarono lo scempio e la villa restò a brandelli per decenni, simbolo insieme della violenza della speculazione e della forza della legge. Allora la sovrintendenza, l'assessorato regionale ai Beni culturali e la magistratura decretarono che il danno andava riparato, che la parte della villa demolita andava riedificata com'era prima, che l'edificio - progettato dal geometra Domenico Corsaro con la probabile consulenza stilistica del grande architetto Paolo Lanzerotti - dovesse ritornare a vivere. La città ha dovuto attendere lunghi anni e adesso, infine, dopo un lavoro certosino, portato avanti al riparo degli sguardi, Villa Bonajuto è tornata. I lavori sono stati condotti sulla base di un primo progetto redatto nel 2004 dall'architetto Toti Contraffatto e dall'ing. Salvatore Asero. Nel marzo 2009 l'edificio, di prorietà della famiglia Bonajuto, e la relativa concessione per i lavori vengono rilevati dalla Rosline, una società non catanese che si occupa di recupero di beni architettonici. Come progettisti subentrano l'ing. Maurizio Erbicella e l'arch. Antonio Iraci. I primi tre mesi vengono dedicati a ripulire il giardino e le stanze dell'edificio ricoperti d'immondizia e di erbacce dopo decenni di abbandono. Si è poi proceduto ai rilievi materici perché l'opera di ricucitura presuppone la conoscenza dei materiali usati in precedenza in modo che quelli nuovi collaborino e non contrastino con questi. Durante i rilievi i tecnici rilevarono che il progetto di recupero era stato elaborato sulla base di quello originale che non era stato del tutto rispettato nella costruzione della villa. Di qui la richiesta, nel dicembre 2010, di una variante poi autorizzata dalla sovrintendenza che ha seguito passo passo tutto l'intervento attraverso l'arch. Giuseppe Sciacca, incaricato dell'alta sorveglianza. «Si è trattato di un lavoro folle - commenta l'ing. Erbicella - perché abbiamo dovuto ricostruire la parte distrutta, recuperare quella "morsa" dai mezzi meccanici, e rimuovere gli interventi di somma urgenza, tampognature comprese, effettuati dalla sovrintendenza per evitare che l'edificio crollasse. Questo significa che abbiamo fatto un lavoro certosino di monta e smonta, con notevoli problemi di sicurezza. Abbiamo fotografato tutto, smontato, catalogato e rimontato quanto era recuperabile. Così abbiamo fatto per il torrino che non era più in condizioni di sicurezza. Per quanto riguarda le parti mancanti abbiamo fatto un'attenta ricerca dei materiali che meglio si adattano all'esistente. E non è stato facile perché siamo dovuti risalire alle cave da cui erano stati prelevati. Non solo. Per lavorare il materiale lapideo, poiché la pietra risente del clima, e dunque degli sbalzi di temperatura e di umidità, abbiamo potuto operare solo in un determinato lasso di tempo. E gli effetti si possono notare all'angolo di coronamento dove la parte vecchia e quella nuova sono indistinguibili. La definizione degli interni, che non presentavano alcuna rifinitura di pregio, è rinviata a dopo, a quando sarà scelta la destinazione d'uso della villa». La società è intervenuta anche nel giardino esterno, un'area a forma di triangolo delimitata dalla villa, da corso Italia e via Vecchia Ognina. Qui si è utilizzato il salto di livello tra la strada e la quota del giardino per realizzare un seminterrato da destinare a spazi commerciali e un altro livello interrato da utilizzare come deposito. Il giardino sarà ricostituito a lavori ultimati. Tempo previsto ancora qualche mese, poi la villa demolita tornerà a far parte a pieno titolo del paesaggio catanese. Con soddisfazione di quanti amano la propria città. 11012012