Caro direttore, in questi mesi di lavoro come assessore alla Cultura e al Turismo, mi sono vista chiedere in molte occasioni quale sia il mio ruolo rispetto al Forum delle culture. È noto che il sindaco Luigi de Magistris ha ritenuto opportuno tenere per sé, fin dallinizio del mandato, la delega specifica assieme agli altri grandi eventi (tra cui la Coppa America). La controversa genesi della governance della Fondazione Forum universale delle culture 2013 - per cui lallora assessore Oddati ricopriva anche la carica di presidente della Fondazione - ha poi determinato la singolare circostanza per cui negli organi statutari non è stato previsto un ruolo specifico per lassessore comunale alla Cultura. Ma pur non avendo incarichi formali, ritengo che sia mio dovere occuparmi delle modalità di comunicazione e coinvolgimento tra il Forum (ovvero la fondazione che lo rappresenta) e la città intesa come comunità. Ho sempre pensato al Forum delle culture come a un progetto, che non può risolversi in una rassegna, per quanto ben organizzata, ma come un percorso di partecipazione complesso tra cittadini di mondi diversi, nel quale con uno sforzo collettivo, corale, la città deve riuscire a mettere in campo se stessa, liberare energie creative sopite, e negli spazi nuovi che disegna, rivivere in maniera più intensa le sue connessioni con il mondo. È indubbio che Napoli rappresenta con la sua storia e la sua cultura millenaria un esemplare melting pot, un luogo capace di assorbire istanze diverse rendendole parte di un unicum in cui si mescolano le diversità e in cui i processi di integrazione creano tendenze verso il nuovo che anticipano i tempi e spesso vengono prese a modello altrove. Ma se penso al forum "universale" (aggettivo che abitualmente si omette, ma che a me dà le vertigini) e ai suoi temi - diversità culturale, sviluppo sostenibile, pace mondiale (che scuotono le coscienze, ma che pure nel dibattito pubblico sono praticamente scomparsi) - sono travolta dalle immagini dei luoghi fisici della città dove permangono situazioni di indicibile sofferenza delle comunità di immigrati, dei rom nelle crescenti baraccopoli nelle periferie, delle migliaia di giovani rifugiati africani giunti la scorsa estate. Dunque, in attesa di capire - nero su bianco - quante e quali risorse la Regione Campania metterà a disposizione del Forum delle culture, vorrei condividere una riflessione di responsabilità che dovrebbe investire qualsiasi scelta da compiersi, sia riguardo alle azioni da attuare, sia rispetto allo stesso programma di iniziative da realizzare nei 101 giorni. Innanzitutto, occorre chiarire che la realizzazione del Forum a Napoli deve trovare un suo percorso originale, poiché da tempo siamo tutti consapevoli che il modello Barcellona è irrealizzabile. Il budget complessivo del Forum universale delle culture tenutosi nel 2004 nella capitale catalana ammontava a 3.242 milioni di euro, di cui 2.900 milioni destinati alle opere infrastrutturali e 342 milioni per lorganizzazione e il programma di eventi. Venuta meno la possibilità di approfittare dellevento Forum per dotare la nostra città di significative opere di riqualificazione urbana e di infrastrutture (di cui si è favoleggiato per anni), è lecito augurarsi che si riesca almeno a convogliare (e spendere) congrue risorse per migliorare la manutenzione e il decoro urbano del Centro storico e che le risorse previste per rendere finalmente la Mostra dOltremare un polo fieristico di livello internazionale garantiscano, oltre che la sua capacità di promuovere limpresa locale turistica e del tempo libero, la piena accessibilità e fruibilità di questo straordinario spazio pubblico cittadino. Ma la vera scommessa che la città ha di fronte a sé è quella di approfittare delloccasione unica offerta dal Forum per consolidare nei napoletani la consapevolezza del proprio patrimonio culturale come risorsa dalle immense potenzialità economiche. Qui si tratta davvero di rendere i cittadini protagonisti di una nuova fase di crescita della città non soltanto in termini di coscienza, ma soprattutto per sprigionare creatività ed energie imprenditoriali, valorizzare competenze, riscoprire orgoglio e voglia di riscatto. Solo se si innesca questo processo, Napoli potrà immaginare di far diventare lindustria della cultura e del turismo la sua vera opportunità per il futuro. Su questo versante, il ruolo dellAmministrazione comunale e delle altri istituzioni locali e nazionali sarà fondamentale. Per quanto riguarda il programma di attività, aspetto su cui si sta concentrando la Fondazione, se è vero che sono previsti circa 25 milioni di fondi europei, ritengo indispensabile che si ponga la necessaria attenzione per immaginare un percorso capace di avere un impatto duraturo sulla città in termini sociali. Il primo tema - ricollegandomi a quanto appena detto - è che si ponga a fondamento dei contenuti trasversali del Forum la città stessa che si apre al mondo e ai visitatori con i suoi tesori storici e artistici: i musei, le accademie e i conservatori, le biblioteche e gli archivi storici, le chiese, le strade e i palazzi, i teatri e i monumenti come luogo di conoscenze e specchio di arte e cultura millenaria da valorizzare e mettere finalmente a disposizione di tutti stabilmente, non solo per tre mesi. Il secondo elemento indispensabile è che si apra un confronto serrato (e un bando pubblico) con gli interlocutori sociali, le organizzazioni, gli enti che hanno riposto nel Forum aspettative concrete di partecipazione e che hanno elaborato riflessioni e contributi da mettere in campo. Infine, è assolutamente vitale avviare un dialogo con le comunità straniere presenti in città, innescando prassi di inclusione reale rendendo stabili e operative le connessioni già esistenti con lassociazionismo di base. In ragione di questi spunti, nellincontro che ho richiesto al direttore del Forum e al comitato scientifico, porterò la proposta di un piano di gemellaggi tra i 30 quartieri della città e 30 capitali mondiali, per disegnare una mappa ideale dove ogni comunità cittadina ospita e rappresenta un popolo. Proprio in questa cornice può essere collocato un bando di idee e un invito a presentare proposte per ciascuno dei territori della città che presentino alcuni obiettivi e in particolare: 1) far vivere un progetto di rete capace di coinvolgere i soggetti del territorio facendo sintesi delle sue vocazioni; 2) ambire alla riattivazione o alla riqualificazione di luoghi e spazi pubblici attivando processi sociali che investano il territorio di riferimento in modo visibile sin dalla prossima primavera e per il futuro; 3) attraversare i temi del Forum in modo trasversale elaborando azioni di natura artistico-espressiva in collegamento con il paese gemellato, stabilendo relazioni con le comunità presenti in città e scambi giovanili, e dando vita a produzioni esemplari coordinate da curatori e talenti giovani. Ed è proprio ai giovani - pensatori, artisti, autori, manager - che secondo me il programma operativo del Forum va affidato, individuando competenze, dando loro fiducia e provando a fare di questo evento un modello innovativo di impresa culturale - che partendo dal territorio si apre al mondo - di cui la città ha assoluto bisogno.